La grande artista Joan Jonas fa la maestra. A Santander, per il workshop, ci sono tre italiani

A scuola da Joan Jonas. La Fondazione Botin di Santander inaugura la mostra del workshop che ha coinvolto 15 giovani. Tre gli italiani selezionati…

Joan Jonas, durante la residenza presso la Fondazione Botìn, 2016
Joan Jonas, durante la residenza presso la Fondazione Botìn, 2016

L’ente privato madrileno, nato per conto e volontà dei coniugi Botin in Cantabria, provincia autonoma della Spagna, ha promosso l’iniziativa di una residenza per giovani artisti in una delle sue sedi più suggestive, una Villa Liberty – Villa Iris– in riva al mare. Quindi, Joan Jonas – già protagonista del Padiglione U.S.A alla Biennale di Venezia 2015 – ha scelto quindici artisti partecipanti in base al legame che questi hanno con il tema del paesaggio. Il progetto si è poi svolto articolato in una serie di iniziative outdoor: escursioni, visite a grotte con pitture rupestri paleolitiche e camminate nella valle del Nansa.
Gli artisti hanno svolto lezioni di gruppo con la Jonas e hanno supportato l’artista nella realizzazione della sua grande mostra retrospettiva Joan Jonas: stream or river, flight or pattern, a Santander fino al 16 ottobre, ma anche realizzato diversi interventi raccolti nella collettiva del workshop, aperta al pubblico fino al 10 luglio.

Joan Jonas, durante la residenza presso la Fondazione Botìn, 2016
Joan Jonas, durante la residenza presso la Fondazione Botìn, 2016

 GLI ARTISTI
Tre gli italiani Saverio Bonato (Italia, 1991), Alessandra Messali (Italia, 1985) e Sara Bonaventura (Italia, 1982). Insieme a loro Aliansyah Caniago (Indonesia, 1987), Santiago Diaz Escamilla (Colombia, 1992), Galia Eibenschutz (Messico, 1970), Ariel Elisabeth Gout (Francia, 1968), Allison Janae Hamilton (USA., 1984), Sonja Silke Hinrichsen (Germania/USA, 1967), Noriko Koshida (Giappone, 1981), Carolina Redondo (Cile/Germania, 1977), Mara Streberger (USA, 1978), Yusuke Taninaka (Giappone, 1988), Phan Thao-Nguyen (Vietnam, 1987),  Xavier José Cunilleras (Spagna/Messico, 1979), che hanno lavorato in tre settimane per il loro intervento lasciandosi ispirare e lavorando con i materiali più sorprendenti. Qualcuno ha polverizzato pietre, altri hanno creato pigmenti coloranti per stoffe, altri hanno dipinto lasciandosi influenzare da Goya.

Sara Bonaventura, Cuevas de las aguas, dettaglio dell'installazione, 2016
Sara Bonaventura, Cuevas de las aguas, dettaglio dell’installazione, 2016

LA GROTTA E L’ACQUA: IL MITO FEMMINEO
Le escursioni più emozionanti” ha commentato Sara Bonaventura “sono state quelle alle grotte, che però non si possono immortalare. Ci sono diverse ipotesi interpretative legate a queste pitture, in particolare quella legata a riti sciamanici. Per il mio lavoro, mi sono lasciata inspirare in particolare dalle cosiddette veneri, probabili ex-voto, ma soprattutto dal fatto che storicamente, in diverse civiltà fin dall’antichità, le grotte siano state per secoli e secoli associate al femmineo, alla Natura Madre, alla fertilità,. Il titolo della mia installazione è Cueva de Las Aguas, un riferimento topografico reale al territorio della regione, una grotta con ritrovamenti paleolitici, ma al contempo un titolo simbolico, astrazione per sé, se è vero che la grotta senza l’acqua non esiste, come mi ha detto Joan.”

 -Santa Nastro

 http://www.fundacionbotin.org/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Whitehouse Blog

    Jonas pesantemente sopravalutata, con un padiglione usa alla Biennale 2015 che lasciava molto a desiderare.

    • Sara Bonaventura

      Il desiderio è centrale nel suo lavoro, peccato non tutti lo colgano; forse perché si tratta di opere molto stratificate ricche di ipertesti – interstualità molto più profonda delle odierne speculazioni mediatiche. Credo di poterlo affermare ancora più convinta ora

      • Whitehouse Blog

        Mi sembra che le speculazioni mediatiche accolgano a braccia aperte Joan Jonas che se si chiamasse Giovanna Ginnasi probabilmente sarebbe totalmente sparita, a meno che non appartenesse all’arte povera (ah no erano tutti uomini) o all’epoca informale (ma dovrebbe avere 110 anni)

        • Sara Bonaventura

          se è una questione di nomenklature più che di contenuti non mi interessa molto, ma accolgo il tuo punto di vista.

          • Whitehouse Blog

            No no, è una questione di opere confuse e deboli raffazzonate scimmiottanti poco incidenti…meglio la Marisa o la Louise allora,

          • Sara Bonaventura

            Due artiste che amo molto :) Ma sono mondi e linguaggi molto diversi! Amen