Nuova Tate Modern di Londra. Focus sulle opere esposte, tra utopia e ambizione

Il nuovo ampliamento del museo britannico apre le porte: in un edificio dedicato a forme artistiche contemporanee meno rappresentate istituzionalmente – performance, videoarte, fotografia – mostre tematiche e personali si alternano negli spazi eterogenei. Qualche foto e video, aspettando l’apertura ufficiale del 17 giugno

Tate Modern, Switch House, vista dell'allestimento
Tate Modern, Switch House, vista dell'allestimento

Porte aperte alla Switch House, il nuovo ampliamento della Tate Modern che corrisponde a circa il 60% dell’edificio originario, l’ex stazione elettrica lungo il Tamigi, aperta al pubblico londinese e mondiale nel 2000. Sedici anni dopo, la Switch House – una ‘torsione’ architettonica disegnata dallo studio di architetti Herzog&deMeuron, già esponsabili del restauro e ampliamento della Tate Modern originaria – inaugura al pubblico.
La Tate Modern è stato il piu’ importante edificio dedicato alla cultura ad aprire a Londra dopo la British Library, l’ampliamento e’ stato pensato per ospitare una collezione “diversa” dalla collezione permanente originaria, “che include piu’ significativamente fotografia, performance, videoarte e opere firmate da artiste”.

Tate Modern, Switch House, vista dell'allestimento
Tate Modern, Switch House, vista dell’allestimento

INSTALLAZIONI, VIDEO E PERFORMANCE, SU CINQUE PIANI
I numeri: cinque livelli vedono ospitate oltre ottocento opere, a firma di oltre trecento nomi, provenienti da oltre cinquanta paesi, con il 75% di opere provenienti dalla collezione permanente del museo, e un 50% delle mostre personali dedicate ad artiste: significativa la presenza di Louise Bourgeois, Rebecca Horn, Sirkka-Liisa Konttinen, Suzanne Lacy, Ana Lupas. Tra le installazioni più degne di nota, Helio Oiticica con Tropicalia (1966-67), accessibile al pubblico, con tanto di sabbia e voliera con pappagalli; Sheela Gowda, con un ricamo di dimensioni ambientali di parabrezza e capelli, e la sala tematica Tra Oggetti e Architettura, che alterna opere scultoree (tra i tanti, Roni Horn, Rachel Whiteread, Lynda Benglis) a intallazioni (Ricardo Busbaum) a opere cinetiche, come una delle fontane di bolle di David Medalla.

Tate Modern, Switch House, vista dell'allestimento
Tate Modern, Switch House, vista dell’allestimento

Non solo white cube: tra i tanti spazi dedicati ai video, Apichatpong Weerasethakul, Gustav Metzger, Marvin Gaye Chetwynd si alternano a opere video che documentano performance, tappe fondamentali della storia del museo: da Tania Bruguera a Tino Sehgal a Roman Ondak. Spazio importante per dimensioni e posizione, sullo stesso livello della Turbine Hall, The Thanks, sarà dedicata a performance live e sound art, con installazioni, tra i tanti, di Wen-Ying Tsai e Dominique Gonzalez-Foerster. Diverse performance si terranno durante l’anno; in questi giorni, fino al 3 luglio, ci sono Amalia Pica, David Lamelas, Peter Liversidge, Tarek Atoui, e altri.
Porte aperte per tutti dal 17 giugno. Qui a seguire una gallery tra sale ancora semideserte, pronte ad accogliere un pubblico cosmopolita, almeno come gli artisti che trovano casa in un nuovo progetto ambizioso. Le intenzioni, come il risultato, puntano in alto.

-Elio Ticca 

http://www.tate.org.uk

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.