Italia-Spagna. Almeno la partita della cultura la vinciamo noi. Che ne dite?

L’incontro di calcio agli Europei di Francia ripropone una rivalità mai animosa ma storicamente forte. Sul fronte creativo e artistico spesso la due realtà si equivalgono: ma l’Italia alla fine esce vittoriosa

Un abbraccio fra Gigi Buffon e Alvaro Morata
Un abbraccio fra Gigi Buffon e Alvaro Morata

Vincerà Gigi Buffon o il suo compagno nella Juventus Alvaro Morata? La palla sarà più spesso fra i piedi del jolly Andres Iniesta o di Daniele De Rossi? Lo saprete fra poche ore, se sarete fra quei prevedibili 12/15 milioni di italiani che si piazzeranno davanti alla tv per l’ottavo di finale dei Campionati Europei di Calcio fra Italia e Spagna. Oppure, magari, quando leggerete questa news la partita avrà già decretato il suo vincitore. Ma allargando lo spettro della competizione, che vince fra le due sempre problematiche realtà? Chi la spunta – per venire ai temi a noi più affini – in materia di arte & C.?

MUSEI
Qui la competizione potrebbe finire in pareggio, con lieve predominio italiano. Su arte classica e antica non c’è storia, con gli iberici che possono mettere sul piatto – come musei di livello internazionale – solo il Prado e forse il Thyssen Bornemisza, a fronte di un’Italia ricca di Uffizi, Capodimonte, Palazzo Barberini, Brera, Accademia di Venezia, e qui ci fermiamo per non sparare sulla Croce Rossa. Sul fronte del contemporaneo le parti un po’ si invertono, con la Spagna forte di colossi come Reina Sofia, MACBA, Guggenheim Bilbao, a cui noi contrapponiamo il Mart, un Castello di Rivoli in fase di rilancio, un Maxxi perennemente irrisolto e poco altro…

POLITICHE CULTURALI
La scena non è propriamente esaltante da entrambe le parti, stante l’instabilità e la crisi economica che notoriamente mordono sui due lati. Se la Spagna però paga l’ingovernabilità drammaticamente riaffermata dalle elezioni di domenica 26 giugno, l’Italia segna un punto a favore con le riforme faticosamente avviate da Dario Franceschini con un Art Bonus che pare inizi a funzionare.

ArcoLisboa 2016, Lisbona
ArcoLisboa 2016, Lisbona

FIERE D’ARTE
Anche in questo campo si ripropone una asimmetria, che forse lascia l’Italia in leggero vantaggio. Se la Spagna conta sulla sola ARCO, storica rassegna fra le leader a livello mondiale, reduce da una crisi che ora pare lentamente risolversi, con a favore anche l’espansione portoghese di ArcoLisboa debuttata quest’anno, l’Italia si presenta priva di eventi di livello realmente globale, ma con almeno 3 fiere – Arte Fiera, Miart e Artissima – capaci di penetrare nelle dinamiche del mercato su fronti diversi, anche territorialmente.

ARCHITETTURA
Dopo il tracollo del settore immobiliare, Spagna e Italia provano a fatica a rialzare la china. E così mentre il 2016 sul fronte tricolore è l’anno dell’inaugurazione anche di edifici lungamente attesi – dalla stazione di Zaha Hadid a Salerno al Nuovo Centro Congressi di Fuksas a Roma, al nuovo Pecci – Madrid risponde con il Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia – non a caso con un padiglione dal titolo “Unfinished” – e con il recente annuncio della prossima realizzazione di un grattacielo nella capitale, come ha rivelato la stampa inglese la scorsa primavera: che punta a intaccare The Shard come edificio più alto d’Europa.

Zaha Hadid, Stazione Marittima, Salerno - photo Ciro Fundarò
Zaha Hadid, Stazione Marittima, Salerno – photo Ciro Fundarò

GALLERIE D’ARTE
Qui la supremazia italiana è più marcata, ed in continuo aumento. La Spagna in questo ambito sente una crisi economica più lunga e più marcata, molte gallerie storiche hanno chiuso, altre – da Juana de Aizpuru a Helga de Alvear – continuano ad animare la scena ma senza troppe prospettive. Qualcuno – si pensi a Travesia Quadro – guarda con insistenza all’America Latina. In Italia – isolando l’eccezione Continua, che da San Gimignano è diventata network globale – resiste uno zoccolo duro di gallerie storiche, sempre presenti ai grandi appuntamenti internazionali. E si assiste alla continua proiezione sui mercati internazionali, in special modo Londra, alla quale – per fare un esempio – De Carlo ha affiancato di recente Hong Kong.

FONDAZIONI
Il confronto sulle fondazioni private finisce, se vogliamo essere di manica larga, in pareggio. Perché se in Spagna si distinguono soprattutto le sedi e le attività della Caixa, insieme a realtà più piccole come MAPFRE, in Italia abbiamo un ventaglio amplissimo che va dalle fondazioni legate alle attività degli artisti (Fondazione Merz) a quelle connesse ai collezionisti (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Giuliani), dalle attività delle aziende (MAST, Golinelli) a quelle delle banche (Gallerie d’Italia, Fondazione Fotografia).

Jacob Tuggener, Fondazione MAST, Bologna
Jacob Tuggener, Fondazione MAST, Bologna

MODA
Qui il gioco si fa duro e va fatto qualche distinguo. Sul fronte storico l’Italia cala i suoi pezzi da novanta: Gucci, Valentino, Pucci, Ferragamo, ma la Spagna può vantare quel genio assoluto e inafferrabile che fu Christobal de Balenciaga. Guardando all’attualità l’Italia mantiene un certo vantaggio, proprio grazie a quelle griffe che hanno saputo – rinnovandosi – conservare tutto il prestigio acquisito nel tempo. La Spagna, dal canto suo, incalza con un brand in ascesa come Löewe e con un calzaturiero che acquista posizioni, da Pura Lopez a Pedro Garcia. E poi, se guardiamo al pronto moda, incombe il colossale Zara. Vince l’Italia? Sì, ma non crogioliamoci sugli allori…

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