Google lancia l’Art Camera, una macchina fotografica per riprodurre le opere d’arte in alta risoluzione

L’arte non è mai stata così vicina. Google lancia una macchina fotografica che scatta immagini ad altissima risoluzione. Per poter godere di ogni singola pennellata

Google Art Camera
Google Art Camera

Prosegue indefessa l’attività del Google Cultural Institute, divisione dell’azienda di Mountain View fondata nel 2011 e dedicata interamente al patrimonio artistico-culturale. Dopo aver digitalizzato e messo online oltre 6 milioni di oggetti tra immagini, documenti e video, aver portato Street View nei musei e aver messo a disposizione delle istituzioni di tutto il mondo un’efficace piattaforma per realizzare mostre online, Google lancia un nuovo strumento: la Art Camera. Si tratta di una fotocamera in grado di realizzare immagini ad altissima risoluzione, progettata appositamente per la documentazione di opere d’arte. Le immagini prodotte sono in gigapixel, ossia composte da oltre un miliardo di pixel, e permettono di osservare il minimo dettaglio: la trama della tela, la consistenza della pennellata, le iscrizioni, le firme e i particolari più nascosti. In pratica, l’esperienza visiva equivale a quella che si otterrebbe osservando da vicino l’opera equipaggiati di una buona lente di ingrandimento.

CENTINAIA DI CLOSE UP PER UN’IMMAGINE
L’Art Camera è una macchina fotografica dotata di meccanismi robotici in grado di spostare l’obiettivo in maniera automatica, catturando in sequenza diversi dettagli dell’opera e realizzando centinaia di close-up alla volta. Per essere sicuri che la messa a fuoco sia sempre corretta, sono stati installati anche un laser e un sonar che sfruttano gli ultrasuoni per misurare la distanza dall’oggetto. Una volta fotografate tutte le parti, un software ricompone l’immagine, come un gigantesco puzzle, andando a formare il file finale.

The Port of Rotterdam by Paul Signac, Museum Boijmans Van Beuningen
The Port of Rotterdam by Paul Signac, Museum Boijmans Van Beuningen

Sono già numerosi i musei che hanno sperimentato la nuova attrezzatura, a partire dal Boijmans van Beuningen di Rotterdam, che l’ha utilizzata per digitalizzare molti lavori, tra cui i famosissimi Ritratto di Armand Roulin di Vincent Van Gogh (1888), Primavera a Vethuil di Claude Monet (1880) e Il Porto di Rotterdam di Paul Signac (1907).

– Valentina Tanni

 www.google.com/culturalinstitute/u/0/project/art-camera

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.