Egill Sæbjörnsson per l’Islanda, Zad Moultaka per il Libano. Si annunciano i padiglioni per la Biennale Arte di Venezia 2017

L’artista islandese mette insieme mondi divergenti con l’uso di diversi media e piattaforme, il libanese lavora sull’integrazione di lingua e musica occidentale e araba

Egill Sæbjörnsson
Egill Sæbjörnsson

Leggendo il nome di Egill Sæbjörnsson, quasi tutti – c’è da starne certi – di questi tempi pensano subito a un giocatore della nazionale islandese di calcio, per la prima volta nella sua storia approdata a una fase finale di una competizione europea, e pronta a sfidare l’Inghilterra lunedì 27 a Nizza. Invece in comune con i gloriosi calciatori lui ha solo il suffisso “son” nel cognome, che del resto in Islanda accomuna tutti i cittadini di sesso maschile: perché Sæbjörnsson – ed ecco il motivo per cui se ne parla su Artribune – è l’artista scelto per rappresentare l’Islanda alla Biennale Arte di Venezia del 2017. Basato fra Berlino e Reykjavik, Sæbjörnsson – che vanta mostre all’Hamburger Bahnhof, al Frankfurter Kunstverein, al Kölnischer Kunstverein, alMoMA PS1, al Kiasma Helsinki – è stato selezionato per “la sua capacità di mettere insieme mondi divergenti attraverso l’uso di diversi media e piattaforme, per creare un ambiente immersivo in cui reale e concreto si intersecano con immaginario e fantastico”.

Zad Moultaka
Zad Moultaka

BIENNALE APERTA DAL 13 MAGGIO AL 26 NOVEMBRE 2017
Ma non è questa l’unica novità in prospettiva Biennale Arte, dal 13 maggio al 26 novembre 2017: anche il Libano ha anticipato i tempi, comunicando che il padiglione – che sarà curato dallo storico dell’arte e critico Emmanuel Daydé – potrà contare su una mostra dell’artista e compositore Zad Moultaka. “In questi tempi in cui il Medio Oriente si sta sgretolando sotto i nostri occhi e affondando in guerre fratricide, ogni atto, ogni pensiero deve tener conto di questa catastrofe annunciata“, ha dichiarato ponendo le basi ideali del suo intervento veneziano. Il lavoro di Moultaka, già presente alla Biennale di Venezia del 2015, si concentra sull’integrazione della lingua e dei ritmi della musica occidentale e araba. Nella sede della chiesa di Santa Maria della Misericordia, ha anticipato il curatore, l’artista “creerà Sacrum, un’installazione multimediale ispirata alle grotte preistoriche, come Jeita in Libano e Chauvet in Francia”.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.