Due teenager americani posano degli occhiali a terra in un museo. Ed è subito arte

È successo al museo d’arte moderna di San Francisco. Due ragazzini posano a terra un paio di occhiali sotto a una didascalia, per vedere se il pubblico ci casca. Naturalmente, la risposta è affermativa.

SFMOMA - burla occhiali

Leggendo la notizia non si può fare a meno di pensare alle Vacanze intelligenti di Alberto Sordi in visita alla Biennale di Venezia, quando sua moglie veniva scambiata per una scultura vivente e fotografata dai visitatori. Insomma, la sceneggiatura è arcinota ormai, ma nonostante questo, continua sempre a funzionare. E a divertire, a quanto pare.
Il fatto è successo qualche giorno fa nelle sale dell’appena riaperto San Francisco Museum of Modern Art. Due teenager californiani (Kevin Nguyen, 16, e TJ Khayatan, 17, entrambi di San Jose) annoiati da quello che vedevano esposto, hanno espresso il più classico e abusato commento sull’arte contemporanea: “questo lo so fare anche io”. Ma non si sono limitati alle parole, hanno cercato il modo di dimostrarlo. Come? Posando a terra, vicino a uno dei muri, sotto a una targhetta che descriveva il tema della sala, un semplice paio di occhiali. E restando ad osservare la reazione dei visitatori del museo, che naturalmente non si è fatta attendere. Nel giro di pochi minuti l’improvvisato “ready made” ha iniziato ad attrarre l’attenzione delle persone in sala, che l’hanno osservato, commentato e fotografato. Naturalmente, i due teenager hanno subito documentato e postato la burla su Twitter, ricevendo anche un ironico commento da parte del social media manager del museo californiano, che ha commentato: “c’è un Marcel Duchamp tra noi?”.
Vastissima la rassegna stampa sull’accaduto, con commenti che vanno dal divertito allo scandalizzato. Fino ad arrivare all’articolo del critico d’arte di punta del quotidiano inglese The Guardian, Jonathan Jones, che con il suo consueto gusto per la provocazione e il paradosso, celebra i due teenager e il loro “work of genius”, scomodando paragoni illustri con opere di Duchamp e Jasper Johns. Ma la vera notizia in fondo è un’altra: il carattere ambiguo dell’oggetto d’arte – che non si differenzia da tutti gli altri oggetti se non grazie al contesto in cui viene presentato – continua a disorientare, stupire, scandalizzare e divertire. Più di cento anni dopo il primo ready made di Duchamp, la leggendaria “ruota di bicicletta”.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.