Brexit: ecco che ne pensano gli “italiani di Gran Bretagna”

Fatalismo, attendismo, un fondo di amarezza, ma poche preoccupazioni. Gli italiani che vivono e lavorano oltremanica nel campo dell’arte guardano con un certo distacco alla scelta di uscire dalla UE

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Le prime impressioni sul comunque storico risultato del referendum britannico, che ha sancito la scelta di uscire dall’Unione Europea, le abbiamo affidate a una lettera aperta inviata da Stefano Monti al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che trovate in homepage. Volendo entrare più direttamente nelle problematiche che la Brexit aprirà, siamo andati ad interpellare alcuni italiani che quella realtà la vivono quotidianamente: critici d’arte, galleristi, artisti, studiosi che vivono e lavorano a Londra o in Gran Bretagna, e che possono valutare gli sviluppi della questione avendo il polso della società e dell’opinione pubblica. Delusi? Soddisfatti? Né l’una né l’altra, ci sembra: piuttosto fatalisti, convinti che nel mondo dell’arte globale e globalizzato questa scelta non avrà effetti diretti troppo sensibili. Comunque le risposte le trovate qui…

Alfredo Cramerotti (Direttore del Mostyn Visual Arts Centre in Galles)
Stiamo a vedere come cambierà la società britannica in conseguenza del voto. Non credo che qualcosa impatti nei prossimi due o tre anni, ma quando la separazione sarà effettiva ci saranno procedure diverse per vivere e lavorare negli UK, e per vendere e comprare arte. Non sono preoccupato a livello personale: il mondo dell’arte è sempre stato globale e con pochi confini veri, e lo sarà anche con l’UK fuori dall’Unione Europea, sia a livello commerciale che istituzionale. Sarà questione di adattamento e di individuare strategie e canali appropriati per raggiungere gli scopi prefissi…

Michele Robecchi (Phaidon, Londra)
Una maggioranza risicata in favore dell’uscita dall’Unione Europea era il risultato più prevedibile. Dato che il referendum ha comunque un valore indicativo e non decisionale, adesso si tratta di vedere come il parlamento intenderà utilizzare questo risultato nei prossimi mesi…

Eugenio Re Rebaudengo (Artuner, Londra)
Quella della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea è certamente una decisione epocale – e per molti versi sorprendente – soprattutto considerando la posizione di Londra e il suo stato ormai consolidato di città cosmopolita ed in qualche modo di capitale Europea. Non nascondo la mia preferenza per “Remain”: di fatto, la scelta dell’isolamento è in chiara controtendenza con lo sviluppo del paese negli ultimi decenni. Sicuramente vi sono grande difficoltà e tristezza da parte mia nel comprendere questa scelta, che apre incognite su quali saranno gli scenari futuri…

Giuseppe Lana (artista, Londra)
Senza alcun dubbio il malumore è forte e presente nella caotica Londra. Oggi tutto pare più silenzioso, si percepisce rabbia, sconforto tra le persone, da parte mia delusione. Non voglio giudicare né trarre affrettate conclusioni, ma il futuro sembra essere sempre più incerto e difficile. Abitando nella multietnica Londra percepivo un altro punto di vista, parlando con colleghi ed amici inglesi la prospettiva del voto era completamente diversa. Ma ciò che credevo, oggi si scontra con una triste e diversa realtà: ogni 2 cittadini inglesi, uno di loro non ci vuole o per lo meno ha deciso di lasciarci…

Lorenzo Ronchini (Ronchini Gallery, Londra)
La prima cosa che mi viene da rispondere è Keep calm and carry on… Io per natura guardo sempre il bicchiere mezzo pieno, per cui non sono particolarmente preoccupato per il futuro. È ovvio che nel breve termine ci sarà molta incertezza ma nel lungo sono convinto che la situazione tenderà a tranquillizzarsi e magari ci saranno anche delle opportunità. Ora siamo in una fase di forti emozioni per cui è meglio aspettare. La settimana prossima ci saranno le aste, ed io stesso inaugurerò in galleria la mostra di un giovane artista americano, Richard Höglund. Cosa accadrà da qui a 10 giorni? Mi aspetto molta cautela ma sono sicuro che ci saranno anche alcune sorprese in positivo. Sono fiducioso, speriamo.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.