Semiose Gallery dedica a Parigi la prima personale a William S. Burroughs. Mentre al Pompidou si celebra la Beat Generation

Parigi riscopre la Beat Generation: alla Semiose Gallery un’ampia retrospettiva celebra Burroughs artista, mentre il Centre Pompidou ripercorre la storia di un’epoca che cambiato l’orizzonte culturale degli anni Cinquanta e Sessanta

William S. Burroughs, Untitled (May 27),1992
William S. Burroughs, Untitled (May 27),1992

Dopo la mostra dedicata ai Rolling Stones, l’asta post mortem di stampe di Cassius Clay e l’annuncio di una mostra dedicata a Kurt Cobain, ora tocca a uno dei simboli della beat generation, William S. Burroughs, fare l’artista. A proporne il lavoro, Semiose Gallery che presenta la prima mostra a Parigi dedicata allo scrittore, con opere rare e disegni.
Il lavoro di Burroughs può essere situato nel punto di incrocio tra le avanguardie storiche, con le quali negli anni ’50 ha intrattenuto proprio a Parigi – e in particolare con Marcel Duchamp – stretti rapporti, e i pensieri esoterici ereditati da Castaneda.
Tra le maggiori figure della letteratura del XX secolo, Burroughs, la cui mostra durerà fino al 23 luglio nella capitale francese, ha dedicato alla pittura gli ultimi quindici anni della sua vita, esponendo grazie a Brion Gysin, scrittore, poeta e pittore inglese della beat generation, con il quale ha condiviso un intenso periodo di lavoro utilizzando il medium dei collages, dal 1963 in poi. Ma è stato a partire dal 1982 in poi che l’artista, nel corso del suo ritiro a Lawrence, nel Kansas, ha cominciato i suoi esperimenti artistici, ricoprendo un grande orizzonte di tecniche.

William S. Burroughs, Wichita, 1992, (Courtesy The Estate of William S. Burroughs et galerie Semiose, Paris)
William S. Burroughs, Wichita, 1992, (Courtesy The Estate of William S. Burroughs et galerie Semiose, Paris)

L’ESTATE DELLA BEAT GENERATION A PARIGI
Impressionato dai risultati del suo primo Shotgun Painting, Burroughs inaugurò una stagione di grande sperimentazione lavorando con collage, stencil, disegno, pittura a spray, colori fluo, applicando la vernice impiegando pistoni o funghi come pennelli o usando supporti inusuali come cartellette di cartone o porte. È stato alla fine della sua vita che il LACMA di Los Angels, ha deciso, nel 1996, di dedicargli una mostra. Altre esposizioni sono state in Germania, allo ZKM di Karlsruhe, nel 2012, e a Londra, nel 2014 presso The Photographer’s Gallery. Il riconoscimento francese arriva a quasi vent’anni dalla morte e a 102 dalla nascita.
Intanto, al Centre Pompidou una copiosa mostra sulla Beat Generation dà, a chiunque voglia saperne di più, l’opportunità di condurre un percorso storico nei tempi che fecero da sfondo alla vita dell’artista scrittore.

Santa Nastro

www.semiose.com
www.centrepompidou.fr

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.