Riapre il San Francisco Museum of Modern Art. Spazi triplicati per il museo californiano

È iniziato il countdown per l’inaugurazione del nuovo San Francisco Museum of Modern Art, che riapre le sue porte ampliato e rinnovato dopo oltre tre anni di lavori e 300 milioni di dollari di investimenti. L’edificio principale, infatti, disegnato da Mario Botta e completato nel 1995, è stato affiancato da una nuova grande ala posizionata […]

The new SFMOMA, view from Yerba Buena Gardens - photo © Henrik Kam, courtesy SFMOMA
The new SFMOMA, view from Yerba Buena Gardens - photo © Henrik Kam, courtesy SFMOMA

È iniziato il countdown per l’inaugurazione del nuovo San Francisco Museum of Modern Art, che riapre le sue porte ampliato e rinnovato dopo oltre tre anni di lavori e 300 milioni di dollari di investimenti. L’edificio principale, infatti, disegnato da Mario Botta e completato nel 1995, è stato affiancato da una nuova grande ala posizionata alle sue spalle. La costruzione, un parallelepipedo candido dalla superficie increspata, è opera dello studio norvegese Snøhetta, già autore di grandi opere come la Oslo Opera House e il Museo del Memoriale all’11 Settembre di New York. L’espansione, che aggiunge al museo oltre 20mila metri quadri, triplicandolo, consta di ben dieci piani, di cui sette destinati all’area espositiva e tre agli uffici.

ED È SUBITO BAGARINO
Le due strutture, completamente diverse per stile, texture e materiali, sono state accostate con l’intento, stando alle parole dei progettisti, di farli “diventare partner in una danza”, cercando di armonizzarli senza “pestare uno i piedi dell’altro”. L’unico intervento radicale sulla struttura di Botta è stata la rimozione della grande scalinata dell’atrio, modifica però preventivamente concordata con l’architetto svizzero dopo un incontro con i colleghi norvegesi. La forma della nuova ala si ispira alle caratteristiche morfologiche e metereologiche di San Francisco: le colline, l’acqua della baia e la proverbiale nebbia.

L’apertura del nuovo SFMOMA è prevista per il prossimo 14 maggio e le prevendite dei biglietti sono già iniziate sul sito del museo. In mostra, oltre alla notevolissima collezione permanente, che include capolavori di grandi artisti californiani come Ed Ruscha e John Baldessari e opere ormai mitiche come l’Erased De Kooning di Robert Rauschenberg, ci sarà la nuova Doris and Donald Fisher Collection: 260 opere scelte tra le oltre 1000 che il museo ha preso in prestito con un accordo della durata di cento anni. Il tutto arricchito da alcune esposizioni temporanee e da due commissioni site-specific di Claudy Jongstra e Leonor Antunes.

– Valentina Tanni

www.sfmoma.org

 

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.