New York Updates: a Frieze si aggira un borseggiatore. Invece di rubare, regala opere d’arte. È il progetto di David Horvitz

L’americano David Horvitz non è nuovo a operazioni di questo tipo, in bilico tra la performance, l’arte concettuale e quella relazionale. Basti pensare al suo progetto 241543903, con il quale convinse migliaia di persone nel mondo a fotografarsi con la testa infilata nel frigorifero; oppure a Disappearing Piece, un lavoro di meticolosa messa in scena […]

L’americano David Horvitz non è nuovo a operazioni di questo tipo, in bilico tra la performance, l’arte concettuale e quella relazionale. Basti pensare al suo progetto 241543903, con il quale convinse migliaia di persone nel mondo a fotografarsi con la testa infilata nel frigorifero; oppure a Disappearing Piece, un lavoro di meticolosa messa in scena della propria scomparsa. O ancora, a Public Access, un’invasione non autorizzata delle pagine di Wikipedia dedicate alle spiagge della West Coast.
Stavolta, invitato da Cecilia Alemani per Frieze Projects, la serie di commissioni speciali che si realizza ogni anno in occasione dell’edizione newyorkese della fiera, Horvitz ha assunto un borseggiatore professionista. Il ladro però, sfrutterà la sua destrezza e la sua capacità di passare inosservato a fin di bene: invece di derubare i visitatori, gli donerà degli oggetti. Tante piccole sculture (la loro forma non è stata ancora rivelata, si sa solo che sono circa duecento) verranno infilate di nascosto in tasche e borse, realizzando una forma di “distribuzione segreta e gratuita dell’arte”, come l’ha chiamata l’autore. “Non si può definire una performance perché nessuno la può vedere, ma è qualcosa che accade in pubblico, in bella vista. Mi piace l’idea che all’interno di una fiera, dove succedono tantissime cose, quest’opera si manifesti nel cono d’ombra dell’attenzione generale”.
Il progetto, che la curatrice ha definito come un “gesto di generosità”, solleva in realtà anche altre questioni: i limiti dell’arte, l’etica del mercato, il diritto dell’artista di invadere gli spazi personali. E infine, forse il fattore più importante: introduce un elemento di sorpresa in un ambiente standardizzato e prevedibile come quello fieristico. Un intervento, quello di Horvitz, che specialmente quest’anno, in presenza di un’edizione della fiera priva di azzardi e piuttosto adagiata su scommesse sicure, assume ancora più rilevanza.

– Valentina Tanni

http://frieze.com/project/david-horvitz

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.