Le sette montagne magiche. Inaugurata la grande installazione di land art di Ugo Rondinone nel deserto del Nevada. In arrivo anche un’opera a Roma?

  Sette totem di pietra dai colori sgargianti si ergono nel deserto del Nevada, a mezz’ora di macchina da Las Vegas, nel bel mezzo della Ivanpah Valley. Sono le componenti dell’ultima installazione firmata da Ugo Rondinone (1964) e prodotta dall’Art Production Fund insieme al Nevada Museum of Art. L’artista svizzero, che torna a lavorare con […]

Ugo Rondinone, Seven Magic Mountains, Las Vegas, Nevada, 2016 - Photo by Gianfranco Gorgoni. Courtesy of Art Production Fund and Nevada Museum of Art
Ugo Rondinone, Seven Magic Mountains, Las Vegas, Nevada, 2016 - Photo by Gianfranco Gorgoni. Courtesy of Art Production Fund and Nevada Museum of Art

 

Sette totem di pietra dai colori sgargianti si ergono nel deserto del Nevada, a mezz’ora di macchina da Las Vegas, nel bel mezzo della Ivanpah Valley. Sono le componenti dell’ultima installazione firmata da Ugo Rondinone (1964) e prodotta dall’Art Production Fund insieme al Nevada Museum of Art. L’artista svizzero, che torna a lavorare con la pietra dopo Human Nature, la grande opera scultorea esposta al Rockfeller Center nel 2013, decide stavolta di fondere l’aspetto naturale con quello artificiale. O meglio, secondo le sue stesse parole: “di far incontrare la land art e la pop art”. Il sito scelto per l’opera, che ha richiesto cinque anni di lavoro e 3 milioni di dollari di investimenti, non è casuale: si tratta infatti di una zona storicamente molto importante per il movimento della Land Art. In questi luoghi hanno lavorato in passato personaggi come Jean Tinguely, Nikki de Saint-Phalle e Micheal Heizer.

Seven Magic Mountains, questo il titolo del progetto, è un’opera che di certo non passa inosservata, sia per la dimensione (le colonne sono alte dai 7 ai 10 metri) che per l’ardita scelta cromatica: ogni pietra brilla di una spintissima tinta fluo. Il suo impatto visivo è ugualmente impressionante dal vivo, nel sole accecante del deserto, che in fotografia, dove in contorni delle sculture risultano talmente netti da sembrare ritoccati digitalmente. Con questa installazione, che rimarrà visibile per due anni, Rondinone conferma la sua recente propensione per le opere monumentali, una linea di ricerca che proseguirà anche in futuro con diverse altre opere in cantiere. E si parla anche di un suo intervento in Italia, nel cuore di Roma, dove pare installerà cinque calchi di antichi alberi di ulivo nientemeno che all’interno ai Mercati di Traiano..

– Valentina Tanni

www.artproductionfund.org

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.