Diego Marcon è il vincitore della prima edizione del Club Gamec Prize. Tutte le immagini dalla Residenza Casarotto e un video con la performance dei Masbedo

La GAMeC premia Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985), che si aggiudica la prima edizione del Club GAMeC Prize.  È Giacinto di Pietrantonio, direttore del Museo bergamasco, a proclamare il vincitore la cui opera, Untitled (Head falling 01, 02, 03, 04, 05), un loop logorante di una serie di animazioni tradotte da due cineprese, sarà acquisita dal […]

La GAMeC premia Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985), che si aggiudica la prima edizione del Club GAMeC Prize.  È Giacinto di Pietrantonio, direttore del Museo bergamasco, a proclamare il vincitore la cui opera, Untitled (Head falling 01, 02, 03, 04, 05), un loop logorante di una serie di animazioni tradotte da due cineprese, sarà acquisita dal Club GAMeC.
Il conferimento è avvenuto presso la Residenza Casarotto di Albegno, di Giuseppe e Simonetta Casarotto, che anche quest’anno dischiude le suggestive stanze domestiche che si affacciano sul loro giardino e la casa di campagna, per aprirsi ad una dimensione condivisa in cui la congiunzione tra privato e pubblico è un massaggio fisioterapico rigenerante per l’arte italiana.
Promossa da ClubGAMec Prize nell’ambito di The Blank ArtDate, la mostra (NOT) So Close, a cura di Davide Giannella nell’ambito di The Blank ArtDate – La Città dei destini incrociati, è una successione di progetti di quattro artisti, Alessandro Agudio, Riccardo Benassi, Alessandro Di Pietro, Diego Marcon, classe ’80. La temperatura progettuale lavora nella direzione dell’indagine di alcuni paradossi dell’epoca digitale: l’illusione di esser costantemente connessi ad avvenimenti e persone su scala globale prodotta dalle tecnologie e la conseguente e, forse, consapevole distanza che si è venuta a creare tra gli individui sul piano del reale.
Insieme a Marcon, Alessandro Agudio (Milano, 1982), ci parla di oggetti di consumo con l’opera Lamberta e Margiotta, un velivolo la cui massa informe si compone di una serie di forme sospese a muro che richiamano elementi comuni del design d’interni. Poetica e intensa, l’installazione Tomb Writer. (Solve et Coagula) di Alessandro Di Pietro (Messina, 1987), è un luogo di segni come paesaggio di scambio tra reale e virtuale. L’artista ha inciso e scavato il pavimento della stanza per una pratica della fatica personale intesa come invenzione di accadimenti che raccontano il mondo. La video installazione Phonemenology – Post-Ringtone Society di Riccardo Benassi (Cremona, 1982), è il secondo capitolo di un ciclo dedicato a indagare i mutamenti sociali legati all’uso di tecnologie portatili collegate al web.

LA VIDEO PERFORMANCE DEI MASBEDO
Ciliegina sulla torta, reale e metaforica, è la video performance di Masbedo (Nicolò Massazza, 1973, Milano, e Iacopo Bedogni, 1970, Sarzana), la cui ricerca è una sintesi di teatro, performance, spazio, architettura e video/cinema coniugate attraverso una dimensione narrativa legata all’immagine in movimento che trova nell’installazione video una sua spazializzazione. Il luogo della rappresentazione è una drammaturgia che si sviluppa sul tavolo da lavoro in cui gli artisti operano azioni che modificano e incidono la narrazione riportata in tempo reale sullo schermo, mentre il sound design di Davide Tomat è più che colonna sonora di un’opera le cui basi affondano su due icone fondamentali della storia del cinema. La prima è il film del 1953 di Ingmar Bergman, Monica il desiderio, nel quale compare il primo sguardo, diretto in camera, della storia del cinema; sguardo che ha condotto alle riflessioni deleuziane sulla malinconia e la profondità, e all’analisi tra psicanalisi e teoria critica di Slavoj Žižek in L’abisso della soggettività. La seconda è l’ormai mitica scena finale di Zabriskie Point (1970), di Michelangelo Antonioni. La finzione operata da Masbedo è il vero principio di collocazione di un reale che localizza, codifica e rende visibili, ricontestualizzandoli e destrutturandoli, alcuni momenti topici in cui l’esperienza è il dato, la necessità, il dispositivo di indagine della cultura contemporanea.
Da un punto di vista contenutistico la ricerca di Masbedo affronta il tema della incomunicabilità, sia a livello relazionale di coppia che a livello di gruppo, nella società contemporanea, ossia in quella che paradossalmente viene identificata proprio come la società della comunicazione. Ciò ha condotto alla realizzazione di opere di sapore più intimistico e, viceversa, a opere dall’esito antropologico-sociale-politico. Da un punto di vista formale i Masbedo hanno un approccio estetico, per certi aspetti addirittura pittorico, nella realizzazione dei loro video e perseguono l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore gestendo lo spazio creato dal video concependo l’immagine in movimento in modo installativo e immersivo. La pratica dello strumento odontoiatrico che cancella i solchi del disco è un principio creatore e distruttore ormai insito nel codice stilistico di Masbedo la cui azione nella campagna bergamasca spero possa costituire un ulteriore percorso di avvicinamento, assieme ad altri progetti sempre intensi e importanti, per una consacrazione internazionale dell’arte italiana che trova in questi artisti una conferma e un dato reale.

-Martina Cavallarin

Residenza Casarotto di Albegno
Via Frizzoni, 5 Albegno di Treviolo (BG)

http://www.clubgamec.it
http://www.theblank.it/artdate-20

 

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Martina Cavallarin
Martina Cavallarin, Venezia, 17-12-1966. Critica e curatrice, si occupa di arti visive contemporanee. Il suo sguardo spazia tra differenti linguaggi e necessarie contaminazioni. Il senso è quello di esplorare direzioni e talenti dell’arte che va dalla pittura alla fotografia, dal video alla scultura e all’installazione. Critica e curatrice all’interno della Project Room al MART di Trento e Rovereto 2008. Professore a progetto 2010 presso il Politecnico di Milano, dipartimento di design e architettura. Presidente e direttrice artistica dell’Associazione di Promozione Sociale scatolabianca. È curatrice di EcoArt Project, piattaforma di Green Art. Nel 2008 è co-curator e critica nel progetto La Sostenibile Leggerezza dell'Essere – La Metafora dello Spazio. Den Raum beleben a cura di Lorand Hegyi, Evento collaterale nell’ambito della 11a Mostra Internazionale Architettura “Out There: Architecture Beyond Building” Nel giugno 2009 è curatrice della mostra Sant’Elena-La seduzione nel segno (Richard Nonas) Evento Collaterale della 53° Esposizione Internazionale d’Arte – la biennale di Venezia, e della mostra personale di Fabio Mauri, Fabio Mauri, etc… alla galleria Michela Rizzo di Venezia. Curatrice di un progetto internazionale al Gaya Art Space di Bali, Indonesia, luglio e agosto 2010. Nel settembre 2010 è curatrice della mostra The Belly of an Architect, Collateral of People meet in architecture – 12° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia - diretta da Kazuyo Sejima. Nel 2011 è curatrice della mostra di Nanni Balestrini - Bastacani - alla galleria Michela Rizzo di Venezia. A giugno è curatrice di Round the Clock, Spazio Thetis, Arsenale Novissimo, Evento Collaterale della 54° Esposizione Internazionale d’Arte - la biennale di Venezia, ILLUMInation. A ottobre è curatrice della mostra Personality (Lawrence Carroll, Tony Cragg, Roberto De Pol, Richard Nonas, Mariateresa Sartori, Eric Winarto) e ORIGINAL RIELLO. Collabora con diverse riviste tra le quali Il Giornale dell’Arte (Veneto e Lombardia), Mood – di cui è stata la responsabile per il settore arte – ToGetAir, Arte, Il Progetto, Segno, Artestetica, alfabeta2, Artribune. Il suo primo libro, I Segni di Milano, è edito da Mazzotta.