Lo Strillone: ancora gli inquilinii a canone zero della Reggia di Caserta su La Stampa. E poi musica da guardare, arte da ascoltare, Barbie in mostra

“Non siamo degli abusivi“. La Stampa mette in pagina le reazioni alle polemiche degli inquilinii a canone zero della Reggia di Caserta: “dodici inquilini e affitti ridicoli per appartamenti affacciati sulla storia. Ma anche sul degrado. Tre euro, cinque ero, cinquanta euro al mese per aprire le finestre sull’ambizione di Carlo III di Borbone che […]

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Non siamo degli abusivi“. La Stampa mette in pagina le reazioni alle polemiche degli inquilinii a canone zero della Reggia di Caserta: “dodici inquilini e affitti ridicoli per appartamenti affacciati sulla storia. Ma anche sul degrado. Tre euro, cinque ero, cinquanta euro al mese per aprire le finestre sull’ambizione di Carlo III di Borbone che voleva a Caserta la sua Versailles e su un parco, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, ad oggi senza manutenzione. Difficile fare una graduatoria dei comportamenti scandalosi. Quella scenografia di panorami, grotte, laghi, piccole cascate, alberi secolari, 120 ettari di superficie, è abbandonata a se stessa. Erba alta, tronchi caduti, piante selvatiche che prendono il sopravvento, sterpi che sembrano pronti per un barbecue. Incuria colpevole. ‘Ma anche pericolo’, ci dice una delle 12 inquiline sotto tiro dalla Corte dei Conti. ‘Oggi noi siamo i cattivi, che vivono qui senza averne titolo. Ce ne andremo, ma i problemi della Reggia di Caserta non saranno risolti, perché almeno noi qui ci occupavamo di tenere in ordine’”.

Musica da guardare, arte da ascoltare. Il Corriere della Sera anticipa la mostra che dal 20 aprile al Pompidou-Metz mette in scena quaranta opere accompagnate da concerti, spartiti, video: Stravinsky, Chagall, Calder e altri, a cura di Emma Lavigne e Anne Horvath: “una rilettura della storia dell’arte attraverso il prisma musicale”. 50 sfumature di Barbie: Il Messaggero si sofferma invece sul Complesso del Vittoriano, a Roma,e sulla mostra “Barbie. The Icon”, “che celebra la bambola, dal primo modello alle versioni curvy, tall e petit, fino alle doll da collezione. Articolata in cinque sezioni, l’esposizione illustra l’evoluzione dalla prima Teenage Fashion Model Doll fino ai modelli Fashionista, passando per outfit di grandi stilisti, da Moschino a Louboutin, da Vivienne Westwood a Prada”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.