La Vestizione della Sposa. Immagini e video dell’intensa performance di Ruben Montini a Cagliari: nel segno di Gina Pane

Prende le distanze da una connotazione teatrale della performance a favore di una rappresentazione della realtà senza filtri, il performer Ruben Montini (Oristano, 1986), per riappropriarsi della tradizione femminile e portarla all’eccesso attraverso la sofferenza e il sacrificio. Attingendo a performance storiche che prevedono l’utilizzo del corpo come strumento di comunicazione, tramite azioni semplici e […]

Prende le distanze da una connotazione teatrale della performance a favore di una rappresentazione della realtà senza filtri, il performer Ruben Montini (Oristano, 1986), per riappropriarsi della tradizione femminile e portarla all’eccesso attraverso la sofferenza e il sacrificio. Attingendo a performance storiche che prevedono l’utilizzo del corpo come strumento di comunicazione, tramite azioni semplici e quotidiane ma radicali, al di là della mera provocazione. Le stesse compiute nella prima performance in terra sarda dall’artista che, in un silenzio quasi sacrale, non privo di momenti di profonda emozione, ha dato luogo all’antico rito della vestizione della sposa con abiti tradizionali, offrendo il suo corpo che diviene territorio sociale e di conseguenza emblema: “Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il mio sangue, è per amore vostro: l’altro”, scriveva Gina Pane nel 1974.

Ed è proprio il sangue a farla da protagonista alla Galleria Macca dopo la foratura dei lobi – momento in cui il pathos ha raggiunto il culmine -, quel sangue che è lentamente affluito per tutta la rappresentazione e che ha lasciato segni indelebili sugli abiti ricamati e sugli orecchini di filigrana. Si è poi abbandonato alle attenzioni e alle cure della sarta e delle sue assistenti, alle loro frasi bisbigliate all’orecchio e ai famigliari che lo circondavano mentre fuori, come da tradizione, gli uomini attendevano con la prerogativa di poter sbirciare. Ruben Montini, che si affida ad altri per la riuscita dei suoi progetti che prevedono il coinvolgimento diretto del pubblico, è lo stesso che si è fatto tatuare la parola frocio annullandone il significato, che ha indossato il muncadore totalmente nudo cantando l’Ave Maria in sardo, che si è esibito col compagno – al Museo Ettore Fico di Torino – in una performance a dir poco estenuante quanto commovente, e pertanto ha dovuto attendere tempi maturi per darsi finalmente ai suoi conterranei nella performance forse più coinvolgente del suo percorso. Ne vediamo alcuni momenti nelle immagini e nel video…

Roberta Vanali

www.galleriamacca.com

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.