Gli artisti ce la fanno da soli? Nel castello di Fombio, in Lombardia, un progetto che “licenzia” curatori e galleristi: ecco le immagini

Niente curatori, e neppure galleristi: sono solo gli artisti i protagonisti – ma anche i coordinatori – del progetto di mostra corale No Place, nato da un’idea di Umberto Cavenago e appena inaugurato nel castello di Fombio, in provincia di Lodi. Tanti artisti, ben duecentocinquanta o forse anche di più, visto che il numero è […]

Niente curatori, e neppure galleristi: sono solo gli artisti i protagonisti – ma anche i coordinatori – del progetto di mostra corale No Place, nato da un’idea di Umberto Cavenago e appena inaugurato nel castello di Fombio, in provincia di Lodi. Tanti artisti, ben duecentocinquanta o forse anche di più, visto che il numero è in costante divenire. Il progetto funziona così, una sorta di chiamata alle armi: gli organizzatori hanno invitato un certo numero di artisti, che a loro volta hanno coinvolto altri nomi, e così di seguito. E così fino al momento in cui si è raggiunta una cifra talmente impegnativa da consentire questa vera e propria invasione dell’antico maniero.
Performance, installazioni effimere, proiezioni, azioni e talk, per tutta la serata andrà in scena una costante e coinvolgente reinvenzione degli spazi. Gli artisti invitati sono diversi per età, provenienza geografica e ricerca, ma tutti sono stati invitati a presentare un’opera che viva di “luce propria”, quindi interventi visibili su tablet, smartphone e video. Tra i protagonisti del progetto anche Luca Pancrazzi, Marco Andrea Magni, Iginio De Luca, Giovanni Oberti, Domenico Antonio Mancini, Emanuela Rizzo, Michele Guido, Stefano Canto, Giancarlo Norese, Giovanni Termini, che ha proposto un video surreale e ironico, talvolta ossessivo, sui confini tra industria e paradosso.

– Lorenzo Madaro

http://noplace.space/

 

 

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.

2 COMMENTS

  1. Da una parte un mercato speculativo con gallerie talvolta finanziarizzate, quando va bene mercanti spesso ignoranti ; poi, critici e curatori dal ruolo ormai compromesso e non più credibile. .
    Quindi un vertice, con valori arbitrari determinati da una certa economia e dalle relazioni, spesso poco trasparenti spesso non argomentate. Dall’altra, verso il basso, il casino assoluto. 250 artisti non bastano e ne arrivano altri. Una festa, una socialità ritrovata da riunione di categoria, con il rischio della confusione , della demagogia.
    insomma ordine in cielo disordine sottoterra, ma i valori sempre in divenire dovrebbero fondarsi tra uno scambio tra questi opposti oggi incomunicabili.

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