Folle o visionario? Il neopremier canadese Justin Trudeau scommette su cultura e industrie creative e raddoppia i finanziamenti: “generano posti di lavoro”

Il nuovo governo del liberale Justin Trudeau è in carica solo da poche settimane, ma sembra avere già idee abbastanza chiare sulla sterzata da imprimere alle politiche del Canada. E fin dalle prime dichiarazioni – anzi, fin dalla campagna elettorale – le sue attenzioni sembrano voler riservare un ruolo per niente marginale alle arti. Tanto da far […]

Justin Trudeau

Il nuovo governo del liberale Justin Trudeau è in carica solo da poche settimane, ma sembra avere già idee abbastanza chiare sulla sterzata da imprimere alle politiche del Canada. E fin dalle prime dichiarazioni – anzi, fin dalla campagna elettorale – le sue attenzioni sembrano voler riservare un ruolo per niente marginale alle arti. Tanto da far sorgere un interrogativo: o il Canada è del tutto immune dalla crisi economica globale – ma di questo non si ha notizia -, oppure c’è qualche politico convinto che le iniziative e anche le strutture culturali non possano essere sottoposte a continui tagli, bilanciati al massimo – come accade in Italia – da aumenti di stanziamenti calcolabili in frazioni di punto percentuale.
Trudeau sembra aver preso il toro per le corna, deciso a invertire l’atteggiamento avuto dal precedente governo conservatore, che aveva portato a una spending review che nel solo Quebec – per fare un esempio – aveva sforbiciato 45 milioni di dollari di finanziamenti della cultura. Lo slogan è quello del raddoppio dei fondi investiti dal governo federale nelle arti e la cultura, al grido di “cultura e industrie creative generano posti di lavoro e contribuiscono a rafforzare l’economia”: ed i primi passi sembrano andare in quella direzione, se è vero che i contributi al Canada Council for the Arts sono stati aumentati del 100%, passando da 180 a 360 milioni di dollari. 150 milioni sono anche i nuovi finanziamenti annuali destinati all’emittente CBC / Radio-Canada, ed i fondi per Telefilm Canada e per il National Film Board raddoppieranno, rispetto agli attuali 25 milioni.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.