80mila visitatori all’anno, ma il Comune di Roma sfratta il Museo del Videogioco. “È la legge, non possiamo affidare direttamente gli spazi al Vigamus”

Non si contano più in Italia le inchieste che mettono a nudo – recentemente è capitato con la Sicilia – strutture culturali pubbliche che fanno registrare in qualche caso poche centinaia di visitatori all’anno, ma continuano ad assorbire risorse umane e finanziaria molto cospicue. Poi succede che un museo che, stando a quanto sostengono i […]

Vigamus, Roma - photo Angelo Ruggiero

Non si contano più in Italia le inchieste che mettono a nudo – recentemente è capitato con la Sicilia – strutture culturali pubbliche che fanno registrare in qualche caso poche centinaia di visitatori all’anno, ma continuano ad assorbire risorse umane e finanziaria molto cospicue. Poi succede che un museo che, stando a quanto sostengono i promotori, attrae 80mila visitatori all’anno, per di più una struttura unica nel Paese nel suo ambito pur di nicchia – ne esistono solo otto del genere al mondo – venga sfrattata senza troppe spiegazioni.
Parliamo del Vigamus, il Museo del Videogioco aperto dal 2013 a Roma nel cuore del quartiere Prati, negli spazi di via Sabotino già sede del municipio: mille metri quadrati nei quali l’Aiomi (Associazione italiana opere multimediali e interattive) ha allestito una struttura da subito molto attiva, tanto da instaurare un gemellaggio con quella analoga di Berlino. Ma l’assessorato al Patrimonio del Comune di Roma non sente ragioni: pare che alla base ci siano le pressioni legate a scandali amministrativi e contabili, che spingono ad annullare gli affidamenti diretti, che è il caso del Vigamus. Ma il museo già annuncia ricorso al Tar: voi come la pensate?

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