Il Colosseo chiuso per la Notte dei Musei? Vittorio Sgarbi: “Pago io i custodi per aprire”. La sacrosanta provocazione del critico in vista di sabato 17 maggio

“Il costo massimo delle ore di lavoro di cinque custodi non supera i 500 euro. In compenso il danno d’immagine della notizia, rimbalzata sui giornali di tutto il mondo, è di almeno 5 milioni di euro”. Questa la riflessione diffusa da Vittorio Sgarbi in merito alla notizia del giorno, in ambito artistico: il Colosseo rischia di restare […]

Il Colosseo
Il Colosseo

Il costo massimo delle ore di lavoro di cinque custodi non supera i 500 euro. In compenso il danno d’immagine della notizia, rimbalzata sui giornali di tutto il mondo, è di almeno 5 milioni di euro”. Questa la riflessione diffusa da Vittorio Sgarbi in merito alla notizia del giorno, in ambito artistico: il Colosseo rischia di restare chiuso in occasione della prossima Notte dei Musei, sabato 17 maggio, per mancanza di custodi e di fondi per pagare gli straordinari. E allora? Allora il critico-showman lancia la sua provocazione: una fattispecie che ormai è un tutt’uno con la sua identità, qualcosa che a volte indebolisce le sue posizioni, a volte sconfina nel paradosso fino alla superficialità, ma a volte colpisce anche nel segno. Pago io gli straordinari ai lavoratori.
Il Ministero dei Beni culturali”, osserva Sgarbi, “può chiedere la collaborazione di Diego Della Valle, per contribuire, in accordo con il sindacato, a pagare lo straordinario a 5 custodi, che non dovrebbero avere alcuna ragione per sottrarsi a un impegno remunerato. In alternativa sono disponibile a offrirli io”. Considerazioni di una logica lapalissiana: è mai ipotizzabile che una città come Roma, nell’ambito di un evento come questo, che dovrebbe proporre – anche ai tantissimi turisti stranieri presenti in questo periodo – un sistema di musei e siti artistico-archeologici accogliente e organizzato, possa presentarsi con un’icona come il Colosseo chiusa? E solo perché cinque custodi non possono essere pagati, ma anche se si potesse (perché, attenzione, al di là delle opportune provocazioni di Sgarbi qui pare non essere semplicemente un problema di soldi), par di capire, non accetterebbero di fare gli straordinari? Protetti dallo strapotere dei sindacati incuranti dell’oggetto e della portata collettiva della questione?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.