E le opere finiscono in discarica. Opening sottosopra per la mostra di Flip alla Sala Murat di Bari. La donna delle pulizie afferra gli scatoloni e li getta via. Diecimila euro di danni

La storia dell’arte (contemporanea) è piena di casi come questo. Opere smacchiate, cancellate, raddrizzate, riparate, smontate o rimontate, persino cestinate. Naturalmente per errore. Perché se un quadro è un quadro, una statua è statua, per installazioni, documentazioni e altre forme non tradizionali, le cose si fanno più complesse. A volte non identificabili, confuse coi contesti, […]

Jacopo Miliani - immagine per Display Mediating Landscape, 2014

La storia dell’arte (contemporanea) è piena di casi come questo. Opere smacchiate, cancellate, raddrizzate, riparate, smontate o rimontate, persino cestinate. Naturalmente per errore. Perché se un quadro è un quadro, una statua è statua, per installazioni, documentazioni e altre forme non tradizionali, le cose si fanno più complesse. A volte non identificabili, confuse coi contesti, scambiate per oggetti qualunque o per rifiuti, in nome dell’incrollabile equivalenza tra vita quotidiana e arte, certe opere rischiano grosso. Soprattutto nell’incontro-scontro con figure indispensabili e preziose, ma non esattamente “tecniche”: guardiani, personale delle pulizie, muratori, imbianchini. Un caso su tutti, il più emblematico, è quello che riguardò la Biennale di Venezia del ’78:  una porta ingenuamente riverniciata dagli operai in fase di allestimento, insieme alle pareti della sala, era in realtà un ready made di Marcel Duchamp, prestato da Fabio Sargentini (che dopo nove anni ebbe riconosciuto un risarcimento di quattrocento milioni di lire).
L’ultimo episodio ci porta fino a Bari, presso la Sala Murat di piazza del Ferrarese, dove ha inaugurato oggi la mostra “Display Mediating Landscape”, organizzata dall’associazione Flip di Napoli, di cui vi mostriamo un po’ di foto in anteprima. Una riflessione intorno ai possibili metodi di presentazione delle opere nello spazio, partendo da una prospettiva di ricerca: un grande “display-paesaggio”, strutturato secondo superfici dinamiche interconnesse, suggerisce approcci espositivi nuovi, coinvolgend artisti, scrittori, curatori, i cui lavori si articolano in un’unica installazione. Confini assottigliati, categorie spezzate e un’idea di narrazione inedita, multilayer.
Tutto talmente inedito, da aver condotto qualcuno in inganno. Accade infatti che stamani, giunti per concludere l’allestimento,  gli organizzatori si accorgono dell’assenza di diverse  cose: opere di artisti come Michal DeanNicola GobbettoDavid JablonowskiPaul Branca e diversi altri, che ancora dovevano essere installate. Ma chi era entrato al museo, a parte loro? Gli addetti alle pulizie. Contattata la ditta incaricata, il mistero si è subito sciolto: la zelante signora, recatasi in loco all’alba per dare una sistemata prima dell’opening, aveva scambiato per monnezza il contenuto alcuni scatoloni, abbandonati in un angolo: “credevo fossero semplici cartoni con imballaggi”, ha spiegato. Roba da buttare via, insomma. E così è stato: 10-12 mila euro gettati nel cassonetto e prelevati al volo dal bravo camioncino degli operatori ecologici. Direzione: discarica.

Display Mediating Landscape, Bari, 2014
Display Mediating Landscape, Bari, 2014

Panico, concitazione, tanta rabbia, e un danno notevole, col progetto che adesso resta monco, per uno scherzo assurdo del destino. A un’ora dall’opening, Federico Del Vecchio, tra i fondatori di Flip, non nasconde l’amarezza, ma si concentra sulla mostra, pensando a come recuperare al danno: “Andiamo avanti“, ci dice “ormai è tutto pronto. Chi poteva sapere che sarebbero arrivati così presto al mattino! Adesso non posso rischiare di far saltare un progetto che ci è costato tempo, fatica e anche denaro. Ci hanno dato questo bellissimo spazio pubblico, ma per il resto è tutto autofinanziato, come sempre. Gli artisti ci hanno supportato moltissimo, spedendosi da soli le opere e contribuendo in ogni modo… Lavorare in queste condizioni non è facile, se poi succedono anche cose come questa…”. E nei giorni prossimi? Guardiania, sorveglianza, tutto regolare? “Sarà un problema. Ci sono dei sorveglianti, ma non hanno responsabilità alcuna su quello che è esposto, per furti o danneggiamenti. Sono sposti tanti pezzi piccoli, è un rischio.  Stiamo cercando di coinvolgere come volontari degli studenti dell’Accademia, per farci dare una mano con dei turni in sala. Almeno siamo più tranquilli”. L’arte di arrangiarsi e soprattutto di crederci. Benedetto, bistrattato ed eroico non profit. Beffato pure dallo spazzino mattiniero.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.