“Con la cultura non si mangia”. Lo diceva Tremonti, ora lo sottoscrive Obama. Studiate economia, non storia dell’arte, dice ai giovani del Wisconsin

Con la cultura non si mangia. Va bene, ormai l’infelice uscita dell’allora ministro Giulio Tremonti l’abbiamo commentata mille volte, perché tornarci ancora? Perché stavolta farete fatica a credere chi possa – 4 anni dopo – averla ribadita, con tutti i crismi dell’ufficialità. Parliamo nientemeno che del presidente USA Barack Obama, politico a suo tempo salutato […]

Con la cultura non si mangia. Va bene, ormai l’infelice uscita dell’allora ministro Giulio Tremonti l’abbiamo commentata mille volte, perché tornarci ancora? Perché stavolta farete fatica a credere chi possa – 4 anni dopo – averla ribadita, con tutti i crismi dell’ufficialità. Parliamo nientemeno che del presidente USA Barack Obama, politico a suo tempo salutato con tripudio dall’intellighentzia culturale americana ma anche globale, un personaggio che avrebbe messo fine agli anni bui del volgare materialismo dei vari Bush.
E invece le cose sono andate – e vanno – in maniera un po’ diversa. Questa in oggetto può essere solo la più classica delle gaffes, ma si iscrive in un contesto che ne fa solo la classica “ultima goccia”. Cosa si è lasciato sfuggire, insomma, Obama? Invitato nel Wisconsin per un incontro con i giovani, li ha incoraggiati a prendere in considerazione di ottenere qualifiche in settori che li porterebbero a guadagnare di più “di quello che potrebbero con una laurea in storia dell’arte”. Tradotto: con l’arte non si mangia. Pare che poi il presidente si sia reso conto dell’arditezza della tesi, cercando – inutilmente – di smorzarla con una battuta: “ora mi inonderete di email di protesta…”.
In realtà gli osservatori leggono questa defaillance in un quadro che ha visto progressivamente crescere la delusione per le politiche obamiane, specie in ambito artistico: a testimonianza c’è il National Endowment of the Arts, lasciato per oltre un anno senza un presidente. Una freddezza che troverebbe motivazione nella paura che l’attenzione alla cosiddetta “cultura alta” possa essere letta come elitarismo…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.