Per chi vota il mondo dell’arte? Abbiamo sentito dire in giro che ci sarebbero le elezioni politiche in Italia. E allora ecco gli exit poll in anticipo di Artribune

Altro che Ghisleri, Mannheimer o altri istituti di ricerca che apparecchiano sondaggi elettorali sentendo 500 persone (pur magari ben distribuite sul territorio). La ricerca di Artribune è andata oltre: oltre 850 voti che mettono da parte ogni critica di attendibilità. È con ogni probabilità vero, insomma, che il mondo dell’arte voti esattamente – vista l’ampiezza […]

Roma, il Parlamento
Roma, il Parlamento

Altro che Ghisleri, Mannheimer o altri istituti di ricerca che apparecchiano sondaggi elettorali sentendo 500 persone (pur magari ben distribuite sul territorio). La ricerca di Artribune è andata oltre: oltre 850 voti che mettono da parte ogni critica di attendibilità. È con ogni probabilità vero, insomma, che il mondo dell’arte voti esattamente – vista l’ampiezza del campione – come da risultati del nostro sondaggio che è stato online, a disposizione di tutti, nelle ultime settimane.
E allora vediamoli, questi risultati, per certi versi aspettati, per altri clamorosi. Primo partito? Anche nel mondo dell’arte, come con ogni probabilità a livello nazionale, si conferma il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani. Con una particolarità: gli elettori artistici gli confermerebbero il primato su dei livelli più bassi rispetto a quella che potrebbe – stando ai sondaggi “ufficiali” – essere la media nazionale. Se il PD prenderà verosimilmente un 29% in Italia, nell’entourage artistico si fermerebbe ad un più contenuto 27%. Secondo partito, con una percentuale monstre, il Movimento 5 Stelle si attesta al 23% senza che questo ci sorprenda più di tanto vista la tendenza all’indignismo, al complottismo, alla dietrologia ed alla critica distruttiva di tanti ambiti del mondo dell’arte. Prima del partito del non voto (accreditato di un 9% presumibilmente molto molto sotto la media nazionale, ma in questo caso – a differenza delle elezioni reali – la percentuale è andata a erodere tutte le altre essendo conteggiata come se fosse un partito), prima del “non voto”, dicevamo, si piazza Sel, con un elevatissimo 11% che probabilmente risulterà quasi il triplo della media nazionale che uscirà dalle urne lunedì pomeriggio. Sorprendente la percentuale di Fermare il Declino: un bell’8% che ne fa il quarto partito del mondo dell’arte, un risultato che ci conforta – allora qualche persona raziocinante nel mondo dell’arte c’è! – visti i programmi oggettivamente di alta qualità del movimento, che negli ultimi giorni però si è irrimediabilmente suicidato in seguito alle vicende del leader Oscar Giannino.
Torna il voto di protesta (o di sinistra estrema) con l’eccellente risultato di Rivoluzione Civile: un 7% sul quale Ingroia, De Magistris, Di Pietro e la triste macchina da guerra dei trombati del 2008 metterebbero volentieri una firma. Anche qui grandi discrepanze con il mondo reale: artisti, critici, curatori, collezionisti e appassionati premiano il movimento con un risultato che sarà verosimilmente il doppio di quello che effettivamente verrà conteggiato dalle urne. Sarà merito del Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo che l’ex pubblico ministero di Palermo ha piazzato nel simbolo?
Secondo (o terzo?) partito nella vita reale, occorre invece scendere alla sesta posizione per trovare le preferenze del PdL. La percentuale di coloro che barreranno il simbolo di Berlusconi, Cicchitto, Gasparri e Santanché (non fate così, continuate a leggere!) si ferma al 5% – addirittura un quarto di quanto realmente risulterà – che, addizionato al 2% scarso della Lega Nord e a qualche spicciolo de La Destra che neppure abbiamo quotato (a tutto c’è un limite) relega l’intera coalizione di centrodestra a livelli infimi confermando la poca sintonia tra il mondo della creatività e la galassia berlusconiana. Al 5% (presumibilmente un bel po’ sotto la quota che poi sarà quella della media nazionale, ovvero tra l’8% e il 10%) si ferma la Scelta Civica di Mario Monti, mentre le altre componenti del raggruppamento centrista, ovvero Futuro e Libertà e UDC, si fermano a percentuali da prefisso telefonico. Tutte le ulteriori riflessioni le lasciamo ai nostri lettori e al commentario qui sotto…

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