Performer per caso. Il progetto di Tino Sehgal alla Turbine Hall della Tate Modern, a Londra, non finisce con la chiusura: ed Artribune Magazine vi racconta le storie dei veri protagonisti

“Si avvicina per chiedermi se mi fosse mai capitato di perdere un treno o un aereo. Mi coglie sul vivo: troppe volte. Lei racconta di aver perso l’Eurostar da Parigi per Londra…”. Scene da una performance: che è anche una coreografia, e un’esperienza di vita in cui la parola e il dialogo sono fondamentali. Anzi, […]

Tino Sehgal - These Associations - photo Aldo Colella

Si avvicina per chiedermi se mi fosse mai capitato di perdere un treno o un aereo. Mi coglie sul vivo: troppe volte. Lei racconta di aver perso l’Eurostar da Parigi per Londra…”. Scene da una performance: che è anche una coreografia, e un’esperienza di vita in cui la parola e il dialogo sono fondamentali. Anzi, erano: perché parliamo di These Associations, il memorabile progetto di Tino Sehgal con cui a ottobre scorso si è chiuso il ciclo delle Unilever Series alla Turbine Hall della Tate Modern, a Londra.
Un’opera durata tre mesi, per la quale un gruppo di 80 persone è stato selezionato e preparato nell’arco di un anno, attori/artisti selezionati fra la gente comune, senza nessuna esperienza artistica pregressa. Chiamati ad intavolare con il pubblico conversazioni che potevano durare ore o pochi minuti. Turni di quattro ore, per un totale di 1.120 ripetizioni. Perché torniamo a parlarne? Perché a Londra, nei mesi scorsi, siamo andati più volte alla Tate e abbiamo parlato con molti performer: e su Artribune Magazine numero 11, quasi pronto per debuttare alla grande ad Artefiera Bologna, vi raccontiamo sei di queste storie, vissute in prima persona. Da non perdere, per entrare dentro a un progetto artistico che resterà…

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18 COMMENTS

        • A Bologna c’ero anch’io con Tino Sehgal. Ci siamo recati alla galleria Santoro in incognito per non creare ressa visto che la galleria non è abituata a ricevere pubblico data l’attività culturale che svolge!

          • Illustre “Alex Gianotti”,

            sono tra i pochi che hanno il coraggio di fare i video delle inaugurazioni, e talvolta anche in streaming. Se per lei, la mia Galleria non è abituata a ricevere pubblico, ha ragione!!!

            Infatti, spesso, devo chiedere agli intervenuti, di uscire, per farne entrare altri. Infine, se secondo lei, avere tanti ospiti, significa avere pubblico, allora di cosa parliamo?

            Una domanda: ma io, le ricordo forse un bambino che all’asilo la picchiava?

    • Di fatto, al rilassamento della pulsione mentale e corporale, c’è anche il “teatro” digestivo al servizio dei suoi commitenti borghesi….

  1. Giacomelli gli dica a Sehgal di venire in Sardegna , lo aspetto a Sassari in una stazione come la nostra, deserta, dove se va bene passano , forse, due treni al giorno.
    Una situazione affatto stupefacente , degna del piu’ auspicabile teatro Kafkiano,
    non trova ?
    Mi faccia sapere.

  2. Ho avuto l’occasione di “assistere” allo spettacolo alla Tate

    e non mi ha detto un granché,

    mi è parsa la dimostrazione

    che l’arte se non fa spettacolo

    non ha più nulla da dire

    • Perchè ci vorrebbe coraggio a pubblicizzare questa iniziativa?
      Quanta arroganza talebana nell’attribuire valori e valenze.

  3. Per capire la complessità di questo linguaggio, apparentemente semplice e casuale, consiglio di documentarsi su Wikipedia e Youtube.
    Si tratta della tipica situazione del “non è quel che sembra”.

  4. Il sistema dell’arte italiano è come uno stato senza opinione pubblica, senza popolo. Il popolo è fatto dai soli parlamentari che sono gli addetti ai lavori: ogni cosa che esce dalla mediocrità generale o che metta in discussione gli altri parlamentari-addetti ai lavori viene subito osteggiata per una competizione fine a se stessa tra parlamentari-addetti ai lavori. Il risultato è un rassicurante livello di mediocrità generale: se tutti sono mediocri anche la mia mediocrità può state tranquilla.

    Tino Sehgal, qualche piazzata di Cattelan o il Sig. Rossi qualsiasi inducono questo effetto: vanno subito ricacciati e ridimensionati.

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