È lui o non è lui? Pare ci sia lo zampino di Maurizio Cattelan nel micro spazio espositivo Crepaccio, ovvero la vetrina del ristorante Carpaccio, tanto in voga a Milano. Non è ufficiale, ma giudicate voi…

Succede anche questo, a Milano, durante le convulse giornate di Start. Succede che un amico prenota per andare a cena, tarda sera, e quando arrivi al ristorante scopri che non hai ancora finito di lavorare. Già, perché inconsapevolmente il locale scelto è Il Carpaccio – via Lazzaro Palazzi, zona Porta Venezia -, che da un […]

Il Crepaccio, Milano
Il Crepaccio, Milano

Succede anche questo, a Milano, durante le convulse giornate di Start. Succede che un amico prenota per andare a cena, tarda sera, e quando arrivi al ristorante scopri che non hai ancora finito di lavorare. Già, perché inconsapevolmente il locale scelto è Il Carpaccio – via Lazzaro Palazzi, zona Porta Venezia -, che da un po’ capita di vedere e rivedere nelle cronache artistiche, fra social network e siti vari. E il motivo è lì davanti: una delle vetrine, con una piccola modifica nell’insegna, è diventata Il Crepaccio, micro spazio espositivo per progetti artistici più o meno improvvisati che si succedono ogni 15 giorni.
Non si conosce molto di più al momento dei meccanismi che regolano questa iniziativa né è nota l’identità della regia occulta che sta dietro”, scriveva un’importante rivista che se ne è occupata. Il progetto infatti è partito un po’ alla chetichella a fine maggio, con un’installazione della giovane artista Serena Vestrucci, e via via è diventato un appuntamento fisso per l’artworld milanese, anche per la spigliatezza e l’alone di mistero sui meccanismi. La vetrina – in occasione della Settimana della Moda – ospitava un progetto dello stilista Fabrizio Talia, una scenografica accumulazione di griffatissime shopping bags. Entri, ti siedi a cena, ed il tuo amico – amico anche del titolare del ristorante – ti rivela en passant che la cosa l’ha progettata il figlio del ristoratore, “mi pare insieme a un suo amico, un artista”. Maurizio Cattelan, si chiama…

– Massimo Mattioli

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.