Londra, Casa Italia, terza puntata. A questo punto non potevamo che mostrarvi le foto e raccontarvi la mostra. Accomodatevi, di roba da vedere ce n’è, tra gli stand…

E finalmente vi facciamo vedere la mostra – anzi le mostre – della discordia. Parliamo di Casa Italia, quartier generale del CONI a Londra, proprio di fronte all’abbazia di Westminster. Come già ampiamente raccontato, “Tradition and Innovation. Italian Olympic Spirit” comprende le approssimative personali di Antonio Tamburro e Stefano Nicolini, oltre a una collettiva di […]

Celebrating Rome 1960 - installation view

E finalmente vi facciamo vedere la mostra – anzi le mostre – della discordia. Parliamo di Casa Italia, quartier generale del CONI a Londra, proprio di fronte all’abbazia di Westminster. Come già ampiamente raccontato, “Tradition and Innovation. Italian Olympic Spirit” comprende le approssimative personali di Antonio Tamburro e Stefano Nicolini, oltre a una collettiva di opere in ceramica intitolata “Celebrating Rome 1960“.
Seguiteci nel percorso. Si entra e si ha l’impressione di stare dentro una piccola fiera di settore; peccato che non si capisca quale sia il settore: gli stand spaziano dalla Gazzetta dello Sport alla Samsung, dalla Regione Marche alla Kinder.
Si prosegue ed ecco Tamburro alle pareti, con opere facili facili, da Tennis a Piazza San Pietro a Nuoto a Fontana di Trevi, il cui carattere decorativo viene potenziato dalla sistemazione improvvisata. Che si tratti di una mostra non è immediatamente percepibile: il solo show è costituito da cinque quadri, con tanto di etichette appiccicate sulla tela (sopra, non accanto, avete capito bene!). Li si incrocia per caso, passando da un piano all’altro: uno è appeso vicino agli estintori, un altro seminascosto in un angolo accanto a una transenna, un altro ancora arreda una saletta con alcuni divanetti rossi. Di decorazione, qui, si può davvero parlare.

Antonio Tamburro, Il Colosseo Accerchiato

Al piano successivo visitiamo lo stand di “Celebrating Rome 1960“. Sì, lo stand. Perché in sostanza di tratta di una zona ricavata in un angolo, con due pareti improvvisate ad accogliere un’accozzaglia di opere in ceramica realizzate da artisti ed artigiani più o meno sconosciuti. Tutto molto mediocre. L’atmosfera è da mercatino: un paio di oggetti sono appoggiati a terra, altri sul davanzale, mentre un banchetto è apparecchiato (è il caso di dirlo, vista la tovaglia!) con sculture miste a foto. Foto? Ma si trattava di ceramica? Eh no, qui le cose si ibridano. Nel corner dedicato all’artigianato si mescolano le immagini della personale di Nicolini, che prosegue poi nella sala conferenze.
Il tutto è a cura dell’ormai nota professoressa Renata Freccero, mentre il comitato tecnico dalle eterogenee competenze è costituito da diversi sportivi olimpionici, una fisioterapista, un medico psichiatra, un capitano dei Carabinieri, e molti altri personaggi ancora. Tutti insieme per partorire una mostra che mostra non è: nessuna sostanza, nessun progetto credibile, non un percorso espositivo né un vero allestimento.
Ma nel pacchetto c’è anche una gradita sorpresa. L’unica, vera esposizione che vale la pena di vedere a Casa Italia è un’altra. Peccato che nessuno ne parli e che e non sia nemmeno segnalata all’interno dell’edificio. Si tratta di “L’Italia e gli Italiani. Nell’obiettivo dei fotografi Magnum“, mostra fotografica curata da Gianfranco Brunelli e Dario Cimorelli, che comprende gli oltre 400 scatti che nove fotografi dell’agenzia Magnum (Christopher Anderson, Harry Gruyaert, Mark Power, Mikhael Subotzky, Donovan Wylie, Richard Kalvar, Bruce Gilden, Alex Majoli and Paolo Pellegrin) hanno dedicato al Bel Paese. Un viaggio che rivela nuovi luoghi e nuovi volti, insieme a vecchi usi e costumi: l’Italia e le sue mille contraddizioni.

– Roberta Minnucci

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Roberta Minnucci
Si laurea in Lettere all’Università di Bologna con una tesi in Fenomenologia dell’arte contemporanea. Durante gli studi trascorre un anno all’estero all’Université Le Mirail di Toulouse (Francia) e a Bologna svolge un tirocinio nella Fondazione Federico Zeri ed un altro nella Galleria d’Arte Maggiore. Nel 2011 collabora con la Fondazione-Museo Pino Pascali in occasione della mostra dedicata a Bertozzi & Casoni, vincitori del premio. Successivamente trascorre un periodo nella Southampton City Art Gallery (Southampton, UK), dove cura la mostra dal titolo “Red: A Coloured Sensation”. Si trasferisce poi a Londra, dove si trova tutt’ora. Scrive per Segno ed Artribune.