L’archeologia dell’orrore (con tanto di foto). Una lettera straziante ci svela quel che sapevamo già: così sono messi i nostri beni culturali. Ostia Antica è una discarica. Anche morale e etica

Riceviamo e pubblichiamo da parte di un lettore questa accorata lettera frutto di una visita (reale, lo testimoniano le foto. E che foto!) negli scavi di Ostia Antica. Ostia Antica ha, da sola, più valore di tutti i beni culturali della Slovacchia, della Danimarca e della Croazia messe insieme, solo che nessuno pare in grado […]

Riceviamo e pubblichiamo da parte di un lettore questa accorata lettera frutto di una visita (reale, lo testimoniano le foto. E che foto!) negli scavi di Ostia Antica. Ostia Antica ha, da sola, più valore di tutti i beni culturali della Slovacchia, della Danimarca e della Croazia messe insieme, solo che nessuno pare in grado di saperli gestire, valorizzare, sfruttare, sviluppare. Se entrate nel sito della Soprintendenza Archeologica di Roma vi sono le macroaree per la tutela, per la conservazione, per la manutenzione… Tutto fuorché lo sviluppo. E non parliamo dell’innovazione. Così i beni archeologici vengono gestiti come fossimo negli Anni Settanta: mentre il mondo corre a mille all’ora da noi sarebbe addirittura lesa maestà (con tanto di vertenza sindacale, of course) chiedere agli addetti di lavorare invece di chiacchierare e leggere il giornale. Occorre che ci mettiamo in testa, tutti quanti, di quale sia l’apporto che questa sciatteria diffusa ha sui dati allucinanti della de-crescita del paese. Insomma il meno 2,5% di Pil previsto per quest’anno quanto è dovuto al lassismo, alla sciatteria, al menefreghismo, alla mancanza di controlli e sanzioni nella gestione del nostro patrimonio culturale? Una ricerca darebbe delle belle sorprese, ma ora leggiamoci la lettera.

Domenica scorsa decido con la famiglia di fare una visita agli scavi di Ostia Antica. Pensate che il sito di Ostia Antica del Ministero dice: “ad Ostia Antica, entrerete in un’intera città romana… unico caso al mondo insieme a Pompei”. Ed è vero. Il sito è molto bello e l’area “potrebbe” essere bellissima.
Arrivo con l’auto, si paga il parcheggio 2,50 euro. Va bene, è custodito. Vorrei andare al bagno prima di entrare: vicino all’ingresso c’è una specie di container diviso a metà. Qui ci sono i gabinetti sia per le donne che per gli uomini. Alle 10 di mattina erano già impraticabili per lo schifo (suppongo risalente ai giorni precedenti), quello delle donne non l’ho visto ma mia moglie è uscita spaventata. Ovviamente tutti e due i bagni senza carta igienica.
Facciamo il biglietto: 6,50 euro a testa. Nessuno controlla i biglietti all’entrata perché stanno provando un sistema sperimentale che però non funziona. Le audio guide non sono attive. Non è possibile fare visite guidate. Immaginate quanto si possa capire a fare una gita in una vasta area archeologica senza nessuno che ti spieghi cosa vedi. Morale? Ho dovuto comprare una guida, 10 euro. Certo non è che mi sia servita molto perché non si può leggere un volume di oltre 100 pagine in due ore e contemporaneamente girare e vedere.
Passiamo all’area archeologica vera e propria. L’erba era alta in tanti luoghi, molte le zone inagibili, le indicazioni scarse, i cartelli, quando c’erano, con poche informazioni e rovinati, i mosaici spesso coperti con plastiche o sommersi da aghi di pino. Macchine (presumibilmente di qualche dipendente, parcheggiate abusivamente dentro l’area degli scavi), bottiglie di plastica, cartaccia e cicche di sigaretta in tanti luoghi. L’unico personale visto nell’area consisteva in tre persone con le pettorine ‘security’: invece di badare alla sicurezza dell’area sono sempre stati tutti insieme a chiacchierare seduti su un rocco di colonna, qualsiasi malintenzionato avrebbe potuto agire liberamente. Vogliamo visitare il museo… ops apre alle 14.30 per la pausa pranzo, va bene aspettiamo. Andiamo a mangiare una cosa. La caffetteria (oltre al bookshop) è l’unica cosa decente (gestita da privati, ovviamente) dove però la bottiglietta d’acqua da mezzo litro te la fanno pagare 2 euro (inutile dire dei prezzi del resto delle cibarie…).
Visitiamo il museo e l’unico custode all’interno (a parte due signorine nella guardiola tutte prese a chiacchierare tra loro) è intento a leggere una copia del ‘Corriere dello Sport’. Sta chino sul quotidiano sportivo nemmeno alza mai lo sguardo. Si trovava nel suo momento di pausa? Chissà, magari sì. Certo è che il danno d’immagine nel vedere l’unico addetto in apnea dentro ad un giornale non è da poco. Gli stranieri presenti, ridevano. E non solo per questo episodio, ma in generale per l’organizzazione del tutto…
Insomma è stata un’esperienza da dimenticare. Peccato perché il sito è affascinante e si potrebbe valorizzare molto. Il biglietto costa 6 euro e mezzo quando un cinema costa minimo 7 euro. Ha senso questo? Non sarebbe meglio, al limite, raddoppiare il costo del biglietto e presentare un’area pulita, perfetta ed ordinata? Se Ostia Antica fosse in Germania, Francia o Inghilterra (ma ormai anche in Croazia o Slovenia) saprebbero sicuramente come fare per valorizzarla e soprattutto come farci tanti soldi, tanti posti di lavoro (di qualità), tanto turismo. Turismo quello buono, che si trova bene e ritorna, non quello che torna in patria raccontando di quanto facciamo ridere. O piangere. Che tristezza.

Luca D. M.

Cosa aggiungere se non che il Soprintendente Speciale per i Beni Archeologici di Roma è Mariarosaria Barbera, che il direttore degli Scavi di Ostia Antica è Angelo Pellegrino e che magari il nostro lettore ha esagerato, si è fatto prendere dalla delusione. È davvero così? Quale è la vostra esperienza, durante questa estate 2012, riguardo alle visite in zone archeologiche del paese? Quale è la vostra sensazione? E comunque Ostia Antica è aperta anche oggi, Ferragosto. Aperta, ma in queste condizioni.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.