La “Madonna del pino” di Cranach rientra in Polonia. Si spera ancora per il Raffaello che Hitler voleva nel suo Museo. Caccia ai capolavori trafugati

A volte anche le truffe hanno le gambe corte. Al misterioso parroco tedesco Zygfryd Zimmer, a cui era stato affidato il restauro della Madonna del pino (1510), splendida opera giovanile di Lucas Cranach il Vecchio, l’inganno era riuscito, almeno per qualche anno. Ci sono voluti quindici anni al governo polacco per scoprire che il dipinto […]

Lucas Cranach il Vecchio, Madonna del Pino,1505, olio su tela - Cattedrale di S. Giovanni Battista (Breslavia)

A volte anche le truffe hanno le gambe corte. Al misterioso parroco tedesco Zygfryd Zimmer, a cui era stato affidato il restauro della Madonna del pino (1510), splendida opera giovanile di Lucas Cranach il Vecchio, l’inganno era riuscito, almeno per qualche anno. Ci sono voluti quindici anni al governo polacco per scoprire che il dipinto custodito nella cattedrale di Wroclaw e trafugato dai nazisti, non era altro che una copia realizzata da un compare di Zimmer nel 1946.
Rientrato in Germania sulle rotaie, impacchettato in una banale tovaglia di tela cerata, l’originale hai poi vissuto una seconda stagione di clandestinità oltre il Reno. Ma i burocrati di Varsavia non si sono mai persi d’animo, anche perché l’olio su tela dipinto da Cranach era stato intravisto in un’asta negli anni Settanta. La Madonna del pino era stata apprezzata da numerosi collezionisti germanofoni prima di raggiungere in buona forma il Monastero di San Gallo in Svizzera. Da lì la trattativa tra la diocesi svizzera e il dicastero degli Esteri polacco per riportare l’opera nella cattedrale chiusa lo scorso 27 luglio. Galvanizzata dal successo, Varsavia si è rituffata con fiducia nella caccia al Ritratto di un giovane uomo  (1516-17) di Raffaello rubato a Cracovia dai gerarchi del Terzo Reich per il piacere di Hitler. Ennesimo capolavoro destinato ad arricchire, in compagnia della Madonna del pino, il museo personale del Führer che doveva sorgere a Linz.
Il ritratto era stato acquistato all’inizio dell’Ottocento dalla casata dei Czartoryski, titolare dell’omonima fondazione proprietaria della Dama con l’ermellino. Sballottata a destra e manca negli ultimi anni – Tokyo, Milano, San Francisco, Madrid e poi ancora Londra – l’opera leonardiana non potrà muoversi da Cracovia nel prossimo decennio in seguito all’accordo raggiunto tra la Fondazione Czartoryski e il ministrero degli esteri polacco che ha deciso di versare 250.000 euro destinati alla conservazione del dipinto. Intermediario del versamento è il Museo del Castello del Wawel, dove l’opera è temporaneamente esposta in attesa che i Czartoryski completino il rinnovo del proprio spazio museale.
Intanto, il recupero della Madonna del pino, ha riacceso sui media locali il dibattito intorno al ritrovamento del ritratto raffaelliano, tra dichiarazioni lapalissiane e proclami ottimistici. “Il dipinto aspetta soltanto di essere ritrovato in una cassaforte in una regione del mondo in cui il diritto alla restituzione ci è favorevole”, ha dichiarato Wojciech Kowalski, rappresentante del Ministero degli Esteri polacco. Chissà se i desk-jockey di Varsavia non abbiano ancora una volta ragione.

– Giuseppe Sedia

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Giuseppe Sedia
Giornalista e reporter freelance nato il 6 luglio 1982 a Montreuil (Francia). Scrive di attualità, politica, cultura e spettacoli. È redattore del ‘Krakow Post’. I suoi articoli dedicati a cinema, videogiochi e arti visive sono apparsi su numerose riviste e web magazine italiani e stranieri (‘Warsaw Business Journal’, ‘Il Manifesto-Alias’, ‘Cafe Babel’, ‘Cineforum’, ‘Exibart’, ‘Film International’, ‘Asia Express’, ‘Sentieri Servaggi’). Attualmente vive in Polonia.