L’Amaci vuole incontrare Monti. La Consulta vuole incontrare Ornaghi. I sostenitori inviano una lettera aperta. Poca lucidità e strategia sul caso Maxxi. E poi ci sorprendiamo se ci commissariano un intero settore…

Nell’ambito del suo primo consiglio direttivo subito dopo la nomina dei nuovi vertici con la presidenza di Beatrice Merz, Amaci (Associazione Nazionale dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) non ha potuto fare altro del prendere atto dell’esistente: il sistema dei musei d’arte contemporanea italiani si sta sbriciolando sotto il peso dei tagli governativi, della situazione indecorosa […]

Maxxi, l'installazione di Tobias Rehberger

Nell’ambito del suo primo consiglio direttivo subito dopo la nomina dei nuovi vertici con la presidenza di Beatrice Merz, Amaci (Associazione Nazionale dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) non ha potuto fare altro del prendere atto dell’esistente: il sistema dei musei d’arte contemporanea italiani si sta sbriciolando sotto il peso dei tagli governativi, della situazione indecorosa degli enti locali e della insipienza dell’incapacità gestionalmanageriale degli amministratori dei musei stessi.
Sono state passate in rassegne le situazioni della Civica di Trento (“assurdo buttare via 23 anni di investimenti da parte del Comune trentino”), della Civica di Monfalcone e del Man di Nuoro (a tutt’oggi senza direttori e senza bando per trovarli), del Pan, del Madre e di Palazzo Riso, anche se non associati Amaci. Poi la riunione si è soffermata sul Maxxi che è partita dalla dichiarazione Ansa di Ornaghi secondo cui “non c’è rischio chiusura per il museo che invece, grazie al commissariamento, sarà tutelato” per chiedere un incontro, urgente, al primo ministro Mario Monti.
Forse dall’Amaci ci si sarebbe aspettati di più e non solo una banale (e probabilmente inesaudibile) richiesta di incontro con il Capo del Governo in questo momento affaccendato in faccende oggettivamente ancora più complesse del pur strategico stato di salute di musei d’arte contemporanea e gallerie civiche. Contenuti, insomma, per ora non ce ne sono, salvo una denuncia con la quale Amaci viene sulle conclusioni di Artribune, formulate sabato scorso, a riguardo del clamoroso danno di immagine che la condotta del Ministero ha provocato al Maxxi ed a tutto il sistema di cui il Maxxi fa parte.
Ma se un ministro ha provocato un danno d’immagine al settore che dovrebbe amministrare l’unico motivo per parlare con il capo del governo è chiedergli il dimissionamento di quel ministro. E allora perché non dirlo subito invece di lasciar solo il nostro giornale (assieme al collettivo Occupiamoci di Contemporaneo, che ha tuonato “Ornaghi Dimettiti” lanciando tanto di petizione) su questa partita?
Ancora peggio la Consulta Permanente per l’Arte Contemporanea a Roma che esce con una stringata comunicazione nella quale si esprime “viva preoccupazione” (le frasi fatte non giovano, in queste circostanze) e nella quale si chiede al Ministro Ornaghi un incontro pubblico per spiegare le motivazioni del commissariamento e si invoca trasparenza.
Ma cosa dovrebbe spiegare Ornaghi? I numeri sono chiarissimi e non lasciano spazio ad interpretazioni. Il museo ha chiuso un bilancio con 800mila euro di perdite sostenibilissime vista la provvigione di utili che aveva fatto negli anni precedenti, teste d’uovo del ministero si sono divertite a contattare i giornali per convincere loro che gli 11 milioni di fabbisogno previsionale 2012-2014 del museo fossero 11 milioni di deficit. E in tutto questo il ministro o ha fatto finta di non vedere, o è stato complice, o si si è disinteressato?
In qualsiasi paese occidentale -tanto più che non siamo al primo episodio- se un settore ha un ministro non capace, i componenti di quel settore chiedono che venga sostituito, non brigano per andarci a discutere.
Questo è. Perché quel che occorre è la nascita di un movimento d’opinione compatto. Che chieda la stessa cosa e faccia notare gli stessi nodi. E non basta di certo essere d’accordo sul “danno d’immagine”.
Nel tentativo di creare un movimento d’opinione, appunto, si sono inseriti anche alcuni privati sostenitori (e donatori!) del Maxxi (all’interno del programma I live Maxxi). I firmatari (una quarantina di persone da Annibale Berlingieri a Giovanni Cotroneo, da Federica Tittarelli a Barbara Maccaferri, da Flavio Misciattelli a Ines Musimeci Greco, Camiolla Nesbitt, Alfio Puglisi Cosentino, Patrizia Sandretto, Milena Ugolini, Beatrice Bulgari e Roberto Wirth) si dicono sorpresi e a disagio anche perché sono loro che, con donazioni per un totale di 800mila euro, hanno permesso al Museo di stare in salute per i primi due anni di vita. Si dichiarano poi “increduli” che dopo aver investito 150 milioni di euro per costruire il museo, lo Stato non riesca a trovare pochi milioni per gestirlo al meglio e chiedono al ministro di “riconoscere pubblicamente” gli ottimi risultati del Museo ponendo fine ad una situazione di incertezza. Insomma, chiedono ad Ornaghi di contraddirsi a distanza di tre giorni. Anche qui, è come chiedergli le dimissioni senza però scriverlo nero su bianco…

www.amaci.org
www.occupiamocidicontemporaneo.com/2012/04/17/ornaghi-dimettiti/

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