Destra, sinistra, centro. La questione Della Valle-Colosseo-Antitrust riesce nell’impossibile impresa di mettere d’accordo tutta la stampa italiana: basta con il masochismo burocratico!

“Cartelloni abusivi, appalti truccati…” : giochiamo un po’ al camouflage con Elio e le Storie Tese, manipolando La Terra dei Cachi. Perché quanto sta accadendo nelle ultime ore attorno al pronunciamento dell’Antitrust – innescato dal Codacons – sulla legittimità del restauro del Colosseo griffato Tod’s, sembra davvero degno di una strofa della hit degli elii. […]

Il Colosseo
Il Colosseo

“Cartelloni abusivi, appalti truccati…” : giochiamo un po’ al camouflage con Elio e le Storie Tese, manipolando La Terra dei Cachi. Perché quanto sta accadendo nelle ultime ore attorno al pronunciamento dell’Antitrust – innescato dal Codacons – sulla legittimità del restauro del Colosseo griffato Tod’s, sembra davvero degno di una strofa della hit degli elii. E a pensarla così non è solo Artribune, che ha semmai anticipato il fuoco di fila della stampa nazionale, oggi schierata senza se e senza ma in difesa di un’operazione che sembrava a prova di bomba.
Non usa mezzi termini, su La Stampa, Paolo Mastrolilli, che parla di “filantropia bizantina”, sostenendo come “negli Stati Uniti avrebbero ringraziato, messo una targa da qualche parte, e il monumento sarebbe rimasto in piedi per le generazioni future. In Italia invece storcono il naso”. Più duro Il Giornale, che titola senza mezzi termini: “L’Italia del cavillo vuole il Colosseo a pezzi”; a gamba tesa pure Libero: “Codacons e burocrati fanno a pezzi il Colosseo”. Bella forza, direte voi, citare la testata di casa Fiat e i due quotidiani più liberal d’Italia! E invece no, piccoli prevenuti che non siete altro! La mossa di Codacons e Antitrust è considerata un autogol da qualsiasi parte venga vista, senza bisogno di filtri ideologici. Il Riformista non è certo testata “dei padroni”, eppure il pezzo di Cinzia Leone porta come titolo un inequivocabile “Colosseo, come buttare 25 milioni”, parlando apertamente di “follie”. Quotidiano Nazionale sbatte il mostro in prima pagina, con il commento di Enrico Gatta su “cavilli, ricorsi e il Belpaese cade a pezzi”. Potete immaginare da voi i toni usati su Milano Finanza; il solitamente compassato Corriere della Sera non si lascia andare a commenti, lasciando parlare i diretti interessati (Alemanno su tutti); nemmeno La Repubblica coglie l’occasione, certo propizia, per attaccare il sindaco di una fazione poco amica, e si astiene da ogni presa di posizione.
Se a Roma si litiga, da altre parti d’Italia arrivano storie e segnalazioni di come il sostegno privato ai restauri di beni pubblici sia via percorribile senza chissà quali tragedie, e senza tutte le difficoltà patite dal Colosseo. A Terni una delibera di giunta di nemmeno un mese fà chiede il coinvolgimento dei maggiorenti della città per i 400mila euro (minimo) che servono a rimettere in sesto la fontana di Piazza Tacito, trovando già i primi riscontri positivi. A Pavia si è passati dalle parole ai fatti: la statua della Minerva, simbolo della città fin dagli anni ’30, s’è messa già da mesi la pelliccia. I lavori di restauro sono finanziati da Annabella con il sostegno di Banca Regionale Europea; nessun bando, nessuna gara: sono stati i privati, di loro spontanea volontà, a bussare alle porte del comune per proporsi. Ricevendo un grazie, carta bianca sulla ditta cui appaltare i lavori, pubblicità sui ponteggi: ma la ferma garanzia di un controllo assoluto, da parte dell’ente pubblico, sulla modalità dell’intervento. A Perugia il bando, invece, s’è fatto: unica offerta per cacciare un milione e rotti e salvare l’Arco Etrusco arriva da Brunello Cucinelli.
Trattasi di altre cifre. Di altre aziende. Di altre città. Di altri beni. Che pure dimostrano come, con un po’ di buon senso, “si possa fare”. Teniamoci i dubbi romani, per il momento: in attesa di scoprire se i rumors estivi che davano la Diesel prossimo mecenate del restauro del Ponte di Rialto avranno seguito…

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.