La crisi minaccia i centri d’arte italiani? Siamo qui per difenderli. Però, quei direttori che guadagnano quanto un senatore a vita…

Non abbiamo nulla da nascondere, anzi ne andiamo fieri, e lo scriviamo bello chiaro: capita che fra le nostre fonti di informazione ci siano i commenti lasciati da voi lettori sotto le notizie pubblicate su Artribune. Segno che ci seguite con interesse, che approfittate del sito per intervenire attivamente nel dibattito, e che la maggior parte […]

Il documento del Man

Non abbiamo nulla da nascondere, anzi ne andiamo fieri, e lo scriviamo bello chiaro: capita che fra le nostre fonti di informazione ci siano i commenti lasciati da voi lettori sotto le notizie pubblicate su Artribune. Segno che ci seguite con interesse, che approfittate del sito per intervenire attivamente nel dibattito, e che la maggior parte di voi lo fa con intelligenza e preparazione. Questo è uno di quei casi. Si parlava dell’allarme giunto dalla Sardegna su una minaccia di chiusura del Museo Man: minaccia che peraltro – come noi stessi ipotizzavamo – pare via via ridimensionarsi, anche per l’impegno della Regione e del presidente Cappellacci.
Comunque: sotto quell’articolo – lo trovate nel link in basso – il lettore geppinageppi scriveva testualmente: “Forse il Man chiude perchè: ‘Un provvedimento della direzione generale della Provincia, adottato l’11 gennaio, prevede una spesa complessiva di 239 mila 704,26 euro assegnando a Cristiana Collu, artefice del gran successo del museo, uno stipendio netto annuo di 171 mila 843,31 euro. Cifre che fanno storcere il naso’. I Manager della cultura chiedono troppo???”.
Una notizia. Da verificare, ma comunque una notizia, in un periodo in cui le parole crisi ed austerity vanno drammaticamente di pari passo nella quotidianità di ognuno di noi. E noi abbiamo verificato, alla fonte. Ma abbiamo voluto fare di più: per sgombrare il campo dal solo pensiero che per qualche inesistente motivo ci si concentri solo sul Man, e per inquadrare i dati in un contesto più ampio, siamo andati a cercare le retribuzioni di altri direttori di centri d’arte, per ora quelli aderenti all’AMACI. Ne abbiamo trovati altri due, ma la nostra ricerca prosegue: del resto sono dati ufficiali e pubblici, disponibili a chiunque li sappia o voglia cercare. Anzi, sollecitiamo chiunque abbia altre informazioni da suggerirci a farlo, fare chiarezza sul punto non può che contribuire ad analizzare i problemi del sistema Italia con maggiore lucidità. Ci asteniamo ovviamente da giudizi: qui non sono in ballo il valore né la professionalità dei singoli, che anzi nei casi in oggetto noi consideriamo altissime.
Dunque: la prima verifica, quella da cui muove la piccola inchiesta, riguarda proprio Cristiana Collu, direttrice del Man. Dal documento messo in rete dalla Provincia di Nuoro – ne trovate l’estratto in allegato, come per gli altri casi -, per l’anno 2011 risulta una retribuzione di euro 177.270,34. Non si specifica se si tratta di importo lordo o netto, se non con una incomprensibile nota che dice “al lordo della riduzione del 10 e 5 %”.
Nella selva selvaggia della burocrazia riversata in rete, come dicevamo, siamo per ora riusciti ad ottenere altri due dati, sempre ufficiali e pubblicizzati dalle amministrazioni competenti. Uno è quello della direttrice del PAN di Napoli Maria Vergiani (nello stesso sito del museo a volte chiamata Marina, come noi la conoscevamo): al 31/12/2009, ultimo dato disponibile, risultava percepire un compenso netto di euro 44.693,63. L’altro è quello del direttore del MAMBo Gianfranco Maraniello, titolare di uno stipendio annuo lordo di euro 101.515,41. Ma più che gli stipendi in se, sarebbe interessante (ci stiamo provando) stilare una classifica in cui si mettono in lizza gli impatti percentuali che questi stipendi hanno sul budget complessivo del museo. E visto che la percentuale si diluisce all’aumentare del budget, la cosa dovrebbe consigliare i direttori a fare con sempre maggiore efficacia quello che è diventato di fatto il loro nuovo mestiere: trovare finanziamenti.

– Massimo Mattioli

La Provincia di Nuoro: chiudiamo il Man. E mentre l’Amaci scende in campo a sostegno della Civica di Trento, la domanda è: rimarrà qualche centro d’arte contemporanea in Italia?


Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.