Per carità, Caterina non sarà senz’altro una mignotta. Ma che motivo aveva di provocare Giancarlo Politi additandolo a negriero solo perché, come milioni di aziende, offre stage per la sua Flash Art?

“Imprenditore dà della mignotta a una disoccupata in cerca di lavoro”. Letta così, brutalmente, c’è da indignarsi e non poco. E molti dei lettori l’avranno letta, visto che in breve la “notizia” ha invaso la rete e i social network. E le avranno prestato attenzione, visto che l’imprenditore di cui si parla è l’editore di […]

Giancarlo Politi

Imprenditore dà della mignotta a una disoccupata in cerca di lavoro”. Letta così, brutalmente, c’è da indignarsi e non poco. E molti dei lettori l’avranno letta, visto che in breve la “notizia” ha invaso la rete e i social network. E le avranno prestato attenzione, visto che l’imprenditore di cui si parla è l’editore di Flash Art Giancarlo Politi, e il lavoro in oggetto è in realtà uno stage offerto nella redazione della rivista.
Tutto parte da un annuncio, con il quale Flash Art cercava uno stagista, mettendo in chiaro che “per almeno 8-10 mesi, il rimborso spese per uno stagista che deve imparare tutto, è minimo, quasi inesistente”. Poi la nota circolata su Facebook riporta brani di una conversazione fra una potenziale candidata e Politi, nella quale nella sostanza – con toni via via più accesi – la ragazza chiede lumi sul perché qualcuno dovrebbe lavorare gratis per lui, e l’editore risponde sostenendo le sue ragioni, e chiudendo con l’infelice allusione alle “mignotte”.
In calce riportiamo il testo integrale della conversazione, in modo che ognuno possa farsi la sua idea. Da parte nostra, al netto della caduta di stile finale, nei termini generali non possiamo che concordare con Politi. A parte i toni aggressivi e provocatori di Caterina – questo il nome -, lui non ha fatto che esporre sacrosante verità: frequentare uno stage non equivale a lavorare gratis, semmai ad investire su se stessi, e spesso – quando capitano stagisti inadeguati – è l’azienda ad essere semmai creditrice di energie e tempo speso inutilmente. Ovvero è un rischio di impresa, che lo stagista è chiamato a condividere, c’è qualcosa di strano forse?

La conversazione apparsa su Facebook

Caterina:
Mi spiega perchè i miei genitori o chi per essi dovrebbero pagare perchè IO lavori PER lei? Solo persone ricche possono dunque lavorare da? Mi dica una cosa: se potessimo non lavorare per vivere, secondo lei, lavoreremmo? Evidentemente lei non si e’ mai trovato nella spiacevole situazione di dover lavorare per vivere, fortunello lei. Le auguro una vita senza rimborso spese (Chieda altrove quanti ne percepiscono uno AHINOI)

Giancarlo Politi:
Caterina, se tu fossi in grado di lavorare per noi ti offrirei subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese. Prima impara a scrivere, a leggere dai siti e giornali del mondo, a fare una notizia in dieci righe, a fare l’editing di un testo, a impaginare con inDesign e poi potrai avanzare pretese. Lo sai cosa dice Tronchetti Provera? Lavorare oggi a buoni livelli e’ un lusso. Se uno non lo capisce vada a lavorare al Mac Donald. E’ forse il tuo caso? Auguri.
PS. Chiedi allo Stato di aiutarti. La mia azienda non e’ di beneficenza. E tu cerchi la beneficenza.

Caterina:
In tal caso sono lieta di farle sapere che non solo so scrivere ed impaginare con indesign ma mi sono laureata in design col massimo dei voti e di software tecnici ne conosco almeno 10 tra grafica, photo editing, disegno e 3D. Parlo correntemente 4 lingue e la mia conoscenza dell’arte contemporanea e’ ottima. Vivo e lavoro all’estero da anni e mi creda, dal suo annuncio la cosa che vorrei meno al mondo e’ lavorare per lei. meglio il mac donald’s, quanto ha ragione! La beneficenza se la faccia fare lei, povero indigente che non puo’ nemmeno pagare un povero stagista il minimo.
Anzi, meglio: perche’ non chiede all’ufficio delle imposte? saranno lieti di aiutare chi fa profitto sul lavoro non pagato. Avanti cosi’, lei e’ UN EROE.

Giancarlo Politi:
Caterina, come vedi ora anche le mignotte debbono parlare 4 lingue, conoscere l’arte e inDesign. Il globalismo fa miracoli. Buon segno.

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