“Cattelan? Artista poco coraggioso che si nasconde dietro al… suo dito”. Il mistero buffo delle “operette in marmo” comparse, poi scomparse e poi ricomparse a illustrare uno scoop di Francesca Pini sul Corriere.it

Altro che appendere le scarpe al chiodo (anzi, appendere le opere al Guggenheim) e smettere. Lo staff di Maurizio Cattelan (anzi, il “mio archivio” come lo definisce in una intervista di venerdì su Panorama) punta a ben altre imprese. Imprese che per avere l’efficacia della sorpresa spiazzante, componente essenziale nella ricerca dell’artista padovano, devono beneficiare […]

Altro che appendere le scarpe al chiodo (anzi, appendere le opere al Guggenheim) e smettere. Lo staff di Maurizio Cattelan (anzi, il “mio archivio” come lo definisce in una intervista di venerdì su Panorama) punta a ben altre imprese. Imprese che per avere l’efficacia della sorpresa spiazzante, componente essenziale nella ricerca dell’artista padovano, devono beneficiare della totale consegna del silenzio, del segreto, della riservatezza fino al momento giusto.
Però capita che ci siano in giro dei giornalisti. Capita che questi giornalisti siano bravi, attenti, svegli, lucidi. Capita che siano dotati di apparecchiature tecnologiche per telefonare e scrivere in tempo reale e capita che, visitando un famoso laboratorio di marmisti, scovino una parte dei progetti futuri dell’Archivio Cattelan in questione.
È capitato alla brava rizzoliana Francesca Pini che sul Corriere.it di qualche giorno fa è uscita suscitando l’invidia di tutti noi con scoop e foto riguardanti una serie di operette in marmo (chessò, il Giovanni Paolo II colpito da meteorite de La Nona Ora riprodotto in 50cm – e in chissà quante copie – con tanto di pastorale in argento) che a Carrara si starebbero producendo a beneficio del collezionismo intercontinentale che sarà vieppiù galvanizzato dopo la mostra-monster prevista per il prossimo 3 novembre al Guggenheim di New York.
La Pini si è trovata a Carrara per altri motivi. Ha adocchiato la lavorazione di queste opere. Ha fotografato. Ha scritto. Non ha commesso nessun illecito, ma – come sovente accade a seguito di qualche esclusiva scottante – ha fatto incavolare i protagonisti. In particolare Cattelan, che ha reagito. “Mi spiace molto non solo che sia stato richiesto al Corriere della Sera di eliminare le fotografie dal web” dichiara Francesca Pini ad Artribune, “ma soprattutto che Cattelan non si sia presentato di persona per richiederne la rimozione bensì abbia mandato avanti il suo fornitore. Insomma” continua la giornalista “benché io abbia fatto in piena correttezza il mio mestiere di giornalista non violando alcuna riservatezza mi ritrovo oggi con il mio lavoro non più pubblicato. E con una richiesta che neppure proviene dalla persona che si è sentita danneggiata dal mio scoop. Secondo me” conclude la Pini “Cattelan si sta nascondendo dietro… al suo dito. Non mi pare una atteggiamento da artista coraggioso!”.
L’episodio in effetti ha del curioso. Per una serie di motivi. Il primo è che l’articolo, uscito mercoledì scorso online, è stato ripreso con tanto di foto dal Corriere Fiorentino, il dorso del Corriere della Sera dedicato al capoluogo toscano. Il secondo è che da Cattelan tutto ti aspetteresti fuorché che non sia “sportivo” (ma soprattutto rispettoso) verso il lavoro di un giornalista che alla fin fine non ha fatto altro che dargli (ulteriore) visibilità e celebrità. Il terzo è che le foto “rubate” da Francesca Pini, essendo uscite su web, sono fluttuate in tutta la rete e, eliminate o no dal Corriere (come effettivamente è stato fatto dalla redazione oggi, sabato 22 ottobre, alle 13; redazione che poi si è per fortuna ricreduta ripristinando le foto alle 16.06), sono facilmente reperibili da chiunque con un banale passaggio sui motori di ricerca.
Confermo che c’è stato un blackout di tre ore durante le quali le foto erano state eliminate. Dopodiché la redazione del Corriere.it ha compreso che avevo semplicemente effettuato una anticipazione rispetto ad una notizia che sarebbe stata diramata nei prossimi giorni. C’è stato un po’ di braccio di ferro ma è giusto così”, è sempre la Pini a parlare: “gli artisti chiedono per loro la massima libertà di espressione, poi però hanno qualche difficoltà quando questa libertà se la prendono gli altri…”.

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