Facile per Artribune pubblicare un graffito e dire “vandali!”. Ma poi quando si tratta di dire quale è la vera Street Art? Ecco, per esempio questa

Un po’ di giorni fa, davanti a uno sgorbio di vernice che deturpava il rivestimento di un bellissimo e nuovissimo museo in Umbria, ci è girato per la testa di pubblicarlo, additandolo ad esempio di qualcosa che a volte viene annoverato nella capiente categoria dell’”espressione creativa”. E che invece, a nostro parere, resta solamente lo […]

Un po’ di giorni fa, davanti a uno sgorbio di vernice che deturpava il rivestimento di un bellissimo e nuovissimo museo in Umbria, ci è girato per la testa di pubblicarlo, additandolo ad esempio di qualcosa che a volte viene annoverato nella capiente categoria dell’”espressione creativa”. E che invece, a nostro parere, resta solamente lo scarabocchio di un individuo non solo vandalo, ma pure vigliacco.
E chi se ne importa, qualcuno dirà, del vostro parere? E invece sono in molti ad aver compreso l’invito che era implicito ad aprire un dibattito, se è vero che in tanti hanno voluto dire la loro nei commenti. E allora adesso vogliamo chiudere il cerchio (partito ancora prima, in realtà, quando abbiamo parlato della vicenda di Blu a Campobasso, ricordate?), dicendo a chiare lettere quale – sempre a nostro parere – “è” la vera Street Art.
E ci viene in mente davanti a questa impresa di Ericailcane, giunto fino a Roma per realizzare questo immenso murales, un’intera parete di un palazzo di otto piani in via Beppe Fenoglio, zona Laurentino38, zona difficile. Un progetto – che vi mostriamo prendendo a prestito la immagini da dragolab.com – promosso dal gruppo di Laburba, Ponte d’Incontro, con l’obbiettivo di riqualificare una delle strutture più degradate di un quartiere già avvilito a livello architettonico ed urbanistico. Non è certo l’unico artista ad interpretare a fondo il senso della Street Art, ma volevamo con questo lanciare una discussione che aiutasse a definire un “plot”, e che aiutasse a sgombrare il campo dai tanti imbrattatori velleitari che si sentono artisti per il solo fatto di impugnare una bomboletta spray. Ci siamo riusciti?

Tutto il nostro disprezzo per i writer vandali che imbrattano muri, monumenti e architetture. Quando poi ad andarci di mezzo è un centro d’arte contemporanea come quello di Foligno…
“Ma scherziamo? Noi lo paghiamo, e lui non ci chiede il permesso per dipingere quello che gli passa per la testa?”. E a Campobasso vogliono cancellare un bel graffito di Blu

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