“La cultura è la Cenerentola della politica”. Parola di Gianfranco Fini, che presenta il rapporto Federculture

Eccolo, implacabile, il Rapporto Annuale di Federculture. Se ne parla oggi pomeriggio alla Camera dei Deputati, dove la pubblicazione dei dati, usciti proprio in questi giorni, è lo spunto per l’incontro sul tema La cultura serve al presente. Creatività e conoscenza per il benessere sociale e il futuro del paese. A parlare dello stato di […]

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini

Eccolo, implacabile, il Rapporto Annuale di Federculture. Se ne parla oggi pomeriggio alla Camera dei Deputati, dove la pubblicazione dei dati, usciti proprio in questi giorni, è lo spunto per l’incontro sul tema La cultura serve al presente. Creatività e conoscenza per il benessere sociale e il futuro del paese. A parlare dello stato di salute del “settore-cultura” (in termini di investimenti, sviluppo e “rendita”) sono Roberto Grossi – Presidente di Federculture -, Mario Resca – Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio -, il sociologo Domenico De Masi, il presidente dell’Accademia di Brera Salvatore Carrubba e, nientepopodimenoché, Gianfranco Fini. Al Presidente della Camera tocca introdurre il dibattito, partendo dai dati del rapporto. E pare proprio che non ci sia da stare molto allegri: tra il 2005 e il 2011 l’investimento pubblico nel comparto-cultura è passato da 7,5 a 4,8 miliardi di euro, col risultato che realtà importanti come la Società Dante Alighieri – ricorda Fini – si sono ritrovate a dover fare i conti con il 70% in meno di fondi.

Se poi si considerano le risorse statali assegnate alla manutenzione e al restauro del patrimonio, le cifre tirate in ballo dal leader di Futuro e Libertà fanno tremare gambe e polsi: dai 335 milioni di euro del 2004 ai 102 milioni attuali. Tuttavia non è così chiaro se le cose vadano bene o male, tra un dato che indica buona salute (il rapporto parla di una crescita del 4,9% della spesa “pro-famiglia” per le attività culturali e di un aumento del 18% dei lavoratori del settore) e un richiamo (reiterato) alla necessità di elaborare “uno sviluppo strutturale che non risponda solo alla logica dell’emergenza”. Ma è Fini a spezzare gli indugi, sfoderando la metafora fiabesca per ricordare che la cultura è la Cenerentola della politica. E forse, a margine di questa fotografia così poco rassicurante, verrebbe voglia di ribaltare il titolo dell’incontro: alla cultura serve un presente. Disperatamente. E che non preveda i tagli stimati da Federculture (fino al 50% in meno d’investimenti da parte degli Enti Locali, spesso i veri protagonisti dello sviluppo culturale sul territorio).

Saverio Verini

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Saverio Verini
Saverio Verini (1985) è curatore di progetti espositivi, festival, cicli di incontri legati all’arte e alla cultura contemporanea. Ha all’attivo collaborazioni con istituzioni quali Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, MACRO, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, American Academy in Rome, Fondazione Ermanno Casoli, Fondazione Pastificio Cerere, Istituto Polacco di Roma, Civitella Ranieri Foundation. Attualmente si occupa del coordinamento mostre della Fondazione Memmo di Roma. Nel 2018 ha pubblicato per PostmediaBooks la monografia “Roberto Fassone. Quasi tutti i racconti”.

1 COMMENT

  1. Gianfranco piace, ma sarebbe interessante sapere come mai quando si è trattato di votare la riforma Gelmini, lui e la sua coalizione, hanno detto SI.? MA

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