Spot Me Up: i robot di Boston Dynamics tornano a danzare sulle note dei Rolling Stones

0
1008

Per celebrare i 40 anni dal debutto dell’album Tattoo you dei Rolling Stones, Boston Dynamics viene chiamata a realizzare una nuova clip musicale, sulla scia della fama conquistata sul web lo scorso anno con il video “do you love me?”

Creato in collaborazione con Mercury Studios e Polydor Records, il video Spot Me Up affianca virtualmente il robot Spot e Mick Jagger, che ballano insieme sul famoso brano Start Me Up, portando a casa oltre 2 milioni di visualizzazioni. “Ci hanno chiamati dopo aver visto i nostri video di danza e ci hanno chiesto di aiutarli a creare qualcosa per supportare i quarant’anni di uscita dell’album” spiega Marc Raibert, fondatore e presidente di Boston Dynamics. “L’obiettivo era imitare le mosse degli Stones. Spero che le persone riescano a vedere la performance di Mick nonostante il robot non gli assomigli affatto”. Una nuova sfida superata a pieni voti per il piccolo Spot, che arriva a quasi un anno dal debutto, nel dicembre 2020, del “fratello maggiore” Atlas, protagonista della clip natalizia che ha dato il via a questa serie incredibile e divertente di balletti.

BOSTON DYNAMICS: LA STORIA DELL’AZIENDA E LA VISIONE PIONIERISTICA DEI ROBOT

Correva l’anno 1992 quando Marc Raibert fondava la sua società di ingegneria e progettazione robotica. Inizialmente nata come un distaccamento del Massachusetts Institute of Technology, ha raggiunto la notorietà con il progetto BigDog, sviluppato per l’esercito statunitense e il software di simulazione umana altamente realistico DI-Guy. Solo in un secondo momento sono apparsi i primi robot con le gambe, vero sogno nel cassetto di Raibert, che avrebbero portato l’azienda a diventare leader mondiale indiscussa nel campo della robotica. Il tratto distintivo che li rende così speciali è, come dichiarato dagli stessi ingegneri, l’ispirazione al mondo naturale, umano e animale: ne risultano robot capaci di muoversi in ambienti diversificati e di superare ostacoli come sentieri rocciosi, scale, passerelle, porte, passaggi stretti e ingombri, con il solo scopo di accompagnare le persone nel loro lavoro. Ruote e cingoli diventano supporti ormai obsoleti nell’ottica rivoluzionaria di Boston Dynamics, dove al contrario le gambe costituiscono la chiave per combinare l’equilibrio e la dinamicità necessari per ottenere dei movimenti fluidi.

DIETRO LE QUINTE DEI VIDEO

Spot e Atlas: figli dello stesso genio ma dal design profondamente diverso. Il primo che ricorda, nella forma e nelle movenze, quasi un cane. Il secondo dalle sembianze umanoidi: 1,50m per 80 kg, parti stampate in 3D, uno dei sistemi idraulici mobili più compatti tra quelli esistenti. Sono questi gli ingredienti per costruire il robot bipede più dinamico al mondo, capace di compiere salti e capriole in perfetto equilibrio senza difficoltà. Do You Love Me? è la clip che lo scorso anno lo ha visto protagonista di una coreografia degna di Dirty Dancing e che ha letteralmente fatto impazzire il web, collezionando 35 milioni di visualizzazioni. Dibattiti sui forum, utenti che negano la veridicità della clip, chi inneggia all’uso della computer grafica.
È impossibile tenere il conto degli increduli di fronte alla sbalorditiva performance messa in atto. Ma gli ingegneri dell’azienda hanno pensato anche a questo e prontamente hanno svelato il macchinoso dietro le quinte del video. Unendo le tecniche più all’avanguardia provenienti dal mondo del cinema e dei videogiochi, è stato utilizzato uno speciale software di editing per coreografi — sul genere di Adobe After Effects — al fine di simulare i movimenti da compiere, modificarli e poi provarli sui robot. Rilasciando linearmente i movimenti pre-programmati su una timeline, è stato possibile creare delle combinazioni di mosse molto articolate che nessun controller, come inizialmente testato, poteva eguagliare.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Altea Novari
Vive a Roma dove si è laureata in Cinema e televisione presso il DAMS di Roma Tre. Spesso si trova a Milano per trasformare la passione per la fotografia, il cinema e i nuovi media in un lavoro appagante.