La tecnologia ci ha collocato in un posto strano, in cui non siamo mai totalmente presenti”. A parlare è Mark Leckey (1964), artista inglese sulla scena sin dalla metà degli Anni Novanta e vincitore di un Turner Prize nel 2008 con l’opera Industrial Light and Magic. In questa intervista, realizzata nel 2017 dalla troupe del Louisiana Museum di Copenhagen, Leckey racconta la sua recente monumentale opera installativa, una riproduzione fedele di un cavalcavia frequentato ai tempi dell’infanzia e dell’adolescenza, per poi allargare il discorso alla sua concezione dell’arte in generale. “In ultima analisi, credo più nella musica che nell’arte. Credo anche nell’arte, ma la metto in dubbio spesso. Metto in dubbio il suo posto nel mondo. A volte c’è un sovrainvestimento nell’arte, che produce cose che non mi convincono. Invece sono sempre convinto dalla musica”.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.