Il mio nome d’arte è stato scelto all’inizio del mio lavoro da artista e rappresenta un po’ il mio stile, la mia filosofia. Cibo siamo un po’ tutti. Non faccio politica ma un’azione semplice di decoro anche perché amo il mio Paese e penso che le città siano dei grandi musei e per questo voglio che siano belle. Ho ricevuto molte minacce ma non mi fermano, anzi mi stanno motivando sempre di più perché l’odio e la paura vanno combattuti con la cultura”. Si presentava così, lo scorso anno, ai microfoni di Artribune Pier Paolo Spinazzi, più noto come CIBO, il tag con cui firma i suoi murali. Dal 2008, Spinazzi è in missione per trasformare scritte e graffiti fascisti, nazisti o genericamente incintanti all’odio in colorate immagini di cose da mangiare: frutta, verdura, formaggi, polpette, pizze e dolci.

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