Il noto servizio di file sharing Wetransfer ha recentemente dato il via al progetto Work In Progress: una nuova produzione di documentari incentrati esclusivamente sull’esplorazione del processo creativo di alcuni tra i musicisti più innovativi del nostro tempo. A inaugurare la serie, con il primo dei quattro episodi previsti, ci pensa il forte legame professionale che unisce Björk (Reykjavik, 1965) e il visionario artista multimediale Jesse Kanda (Kanagawa, 1989).
Già dai primi secondi del video si intuisce, attraverso le parole della musicista islandese e di Kanda, l’importanza del concetto di collaborazione, non solo da un punto di vista lavorativo, ma anche e soprattutto umano. La voce di Björk ci accompagna con il racconto di un’Islanda in cui la natura è ovunque e di come, soprattutto a Reykjavik, sia forte il concetto di aiuto reciproco. Inizia così una specie di viaggio nella memoria della cantautrice che ci porta nel cuore della scena punk islandese dove, tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, i giovani musicisti si supportavano a vicenda l’un l’altro condividendo attrezzature e stessi strumenti.

LA NASCITA DEL VIDEOCLIP

La nascita del videoclip ha rappresentato una svolta creativa senza precedenti, rafforzando ancora di più il rapporto tra i diversi ruoli: il regista/artista visivo da un lato e la cantante/curatrice dall’altro. A questo punto del documentario viene introdotto Jesse Kanda, con il quale Björk ha già lavorato in passato per la realizzazione del video di Mouth Mantra (fruibile anche a 360 gradi), brano contenuto all’interno dell’album del 2015 Vulnicura. Prendendo come spunto i momenti della realizzazione del videoclip Arisen my senses (che vede anche la partecipazione dell’amico produttore Arca), ultimo singolo estratto dall’album Utopia del 2017, si analizza la personalità eccentrica di Kanda, che viene descritto dalla stessa Björk come un mix molto interessante di contrasti. Peculiarità del giovane videomaker è infatti proprio quella di rappresentare, in maniera tanto cruda quanto poetica, gli aspetti ambigui e sublimi della natura, mettendo sullo stesso piano la bellezza della nascita e il fascino decadente della morte. È proprio l’interesse reciproco verso tutto ciò che è organico, vivente e pulsante, a costituire il cuore della loro collaborazione: la ricerca del bello in tutte le cose create.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.