Una fila di persone, tutte con il viso rivolto verso il muro, si alzano sulla punta dei piedi nel tentativo di fissare al muro un chiodo nel punto più alto che il loro corpo può raggiungere. Quando tutti i chiodi sono fissati, su ognuno viene posto un crocifisso, dando vita a una linea irregolare, che definisce un sopra e un sotto, come il limite invalicabile di un muro che separa il perfetto (sopra) dall’imperfetto (sotto). È la performance A nostra immagine e somiglianza #1, realizzata dall’artista italiano Filippo Berta (Treviglio, 1977) lo scorso 15 ottobre alla Biennale di Salonicco.
Come ha dichiarato l’artista ad Artribune in una recente intervista, “il lavoro è una riflessione sull’esigenza collettiva di elevare un nostro simile a una condizione predominante e di dominio pubblico. Questo processo ha generato nella storia molteplici immagini iconografiche (politiche e religiose), in cui sono“imprigionate” figure paterne o materne rassicuranti. A questo punto, possiamo chiederci se questa nostra attitudine è una forma di schiavitù dalla quale non riusciamo a sottrarci, forse proprio perché l’essere umano è il confine posto tra l’ordine del sovraumano e il disordine del corpo.”

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AutoreFilippo Berta
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