Quando Robert Rauschenberg (1925 – 2008), decise di cancellare un’opera di Willem De Kooning (1904 – 1997) furono molti a interpretare il gesto come un atto di negazione, una protesta contro lo strapotere dell’espressionismo astratto in America. In realtà, come racconta Rauschenberg in questo documento video, la sua idea era quella di riuscire a produrre un disegno “bianco”, in linea con la sua serie di White Paintings. Dopo aver provato a cancellare uno dei propri disegni, capì che non era abbastanza per diventare un’opera: il materiale doveva essere arte in partenza, per poi essere cancellato e trovare una “seconda vita”.
De Kooning, che accettò di donare al collega uno dei suoi disegni, gli disse: “Capisco cosa vuoi fare, anche se non condivido. Ti darò però un disegno che farai molta fatica a cancellare”. Sul foglio c’erano tantissimi segni di matita, di cera e di carboncino: Rauschenberg impiegò un mese intero per cancellarlo, utilizzando un numero imprecisato di gomme. “Non è una negazione”, spiega l’autore, “io la considero una celebrazione”.

– Valentina Tanni

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AutoreRobert Rauschenberg
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).