Wolfgang Laib (Metzingen, 1950) lavora da sempre con un materiale particolarissimo, insieme luminoso ed effimero: il polline. L’artista tedesco trascorre mesi interi a raccoglierlo personalmente nelle campagne che circondano il suo studio in un piccolo villaggio nel sud della Germania e lo conserva, catalogato per tipologia, in piccoli barattoli di vetro. Questa polvere preziosa, che rappresenta l’inizio della vita, viene poi utilizzata per costruire grandi installazioni in gallerie e musei: tappeti di colore che sembrano emanare luce tanto sono caldi e abbaglianti.
In questo video, prodotto dal MoMA di New York in occasione della personale dell’artista nel 2013, Laib racconta le origini di questo lavoro, nato nel periodo in cui, giovane studente di medicina, lavorava negli ospedali a continuo contatto con la malattia e la morte: “penso che il polline, che simboleggia la vita, sia stata la mia risposta a tutto quello che ho visto”.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.