L’arte (e la realtà) viste attraverso lo sguardo della macchina. È questo il tema di Sight Machine, la performance di Trevor Paglen (Maryland, 1974) che si è svolta lo scorso 14 gennaio a San Francisco. L’opera, prodotta dal Cantor Center for Visual Arts dell’Università di Stanford, è stata realizzata in collaborazione con lo storico Kronos Quartet, un quartetto d’archi che ha suonato sul palco per un’ora e mezza, sotto l’occhio degli spettatori presenti, ma anche delle telecamere. Il feed del girato, passato in tempo reale attraverso un computer, veniva proiettato alle spalle dei musicisti, mostrando così i meccanismi di visione e di analisi dell’immagine dell’algoritmo. “La maggior parte delle immagini oggi vengono prodotte da macchine per altre macchine”, commenta Paglen in un’intervista al New York Times, “penso che il pubblico della performance sarà in grado di capire che i sistemi di intelligenza artificiale ‘guardano’ in un modo totalmente differente rispetto agli esseri umani. Mi interessa sottolineare questa discrepanza per instillare dei dubbi e far riflettere sui limiti di una società sempre più automatizzata.”

– Valentina Tanni

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AutoreTrevor Paglen
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.