Le sculture di John Edmark (Seattle, 1965, vive in California) nascono sullo schermo del computer e poi si trasformano in oggetti tridimensionali grazie alla stampa 3D. Ma la vera particolarità non è questa: il loro fascino sta nella capacità di apparire all’occhio umano come oggetti plastici in continua mutazione, quasi fossero fatti di materia liquida. Questo effetto, ben visibile nel video che mostra la nuovissima serie Blooms 2, presentata pochi giorni fa dopo un anno di lavoro, viene ottenuto grazie all’uso coordinato di illuminazione e rotazione. Le sculture vengono illuminate con luci stroboscopiche e fatte ruotare su un piano con una sequenza che segue la proporzione della regola aurea, la stessa che ritroviamo nella crescita di tanti elementi naturali (come le conchiglie, le pigne o i girasoli). La velocità del movimento e la frequenza dei flash luminosi sono sincronizzati in modo che il fascio di luce colpisca la scultura dopo ogni rotazione di 137.5 gradi (la versione angolare della sezione aurea).

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).