CORPI CHE DESIDERANO
Corpi, anatomie e intermittenze del cuore. Sussulti, spaventi e inganni. Sono questi gli elementi che compongono le opere di Marcello Maloberti (Codogno, 1966; vive a Milano) che fin dai primi anni Novanta si confronta con la dimensione performativa attraverso lavori in cui l’istanza onirica si contamina con quella del corpo, occupato a sfidare le leggi del desiderio.
Azioni come La vertigine della signora Emilia o Casa mostravano situazioni quotidiane in cui la dimensione surreale determinava epifanie domestiche in grado di trasformare gli aspetti più banali del reale. In opere successive come La confidenza col sole, Voci di corridoio, All’incirca alla caviglia, o Quaggiù, l’artista introduce prove di resistenza fisica: i corpi diventano dispositivi utilizzati per forzare i limiti, prove di resistenza che hanno a che fare sia con il senso dell’equilibrio sia, al contrario, con il desiderio di sfidare una metafisica staticità.

IL PANICO DEL METALLO
Con Metal Panic, la performance che ha inaugurato il programma di Raum a Bologna lo scorso 1° ottobre, Maloberti ha trasformato la strada adiacente allo spazio in un palcoscenico a cielo aperto. Come un direttore d’orchestra ha diretto un gruppo di performer che, attraverso la sospensione e la conseguente caduta di un tubo di ferro lungo 24 metri, ha delineato un orizzonte sonoro. In pochi minuti l’azione ha creato una grande tensione nei volti e nei corpi dei performer, tensione che era allo tempo stesso estatica e intollerabile, anche per il pubblico presente.
Ho cercato di introdurre una diversa tensione che ha generato uno sguardo e uno scambio ‘erotico’ tra me e i performer, e tra i performer e il pubblico. Si è trattato di pochi istanti, che però amo chiamare istanti ‘dilatati’, momenti in cui con il solo sguardo si condividevano lo sforzo e i fremiti dei corpi, sottoposti alla pressione della sospensione del tubo, e se ne ammirava la struttura anatomica, come se fossero corpi-macchina”, ha affermato l’artista al termine della performance.
La caduta del tubo ha causato un breve ma assordante rumore che ha determinato quell’effetto “spavento” che Maloberti spesso cerca di attivare con il suo lavoro. Basti pensare alla performance Blitz, messa in scena nel 2012 al Macro di Roma, in cui tante pantere nere in ceramica venivano prima sospese e poi buttate a terra. In quel caso la cacofonia era maggiore e lo “spavento” era diventato un live di musica concreta. A Bologna invece il suono era stridente e acuto, disorientante con i suoi riverberi metallici.

Marcello Maloberti, Metal Panic, 2016 - foto di Alessandro Allegrini
Marcello Maloberti, Metal Panic, 2016 – foto di Alessandro Allegrini

UNA MARMELLATA DI SUONI E IMMAGINI
Il titolo della performance nasce da una frizione, dall’attrito tra due parole che sembrano non avere nulla in comune: il metallo, che può essere modellato e disciplinato, e il panico, che invece sfugge alla sfera del controllo. La caduta del tubo metallico avrebbe potuto, in effetti, creare panico. È stata invece una caduta composta e disciplinata, che ha stupito sia l’artista che i performer, che non avevano mai sollevato il tubo tutti insieme prima della performance.
Al termine dell’azione, Daniela Cattivelli, musicista, compositrice e performer – che da anni collabora con Xing e ha composto musica per Kinkaleri, Giorgio Barberio Corsetti, Teatro Valdoca, Laminarie, e per artisti come William Forsythe, Raquel Silva, oltre ad aver collaborato con Fred Frith, Zeena Parkins, Charles Hayward, John Oswald, Salvatore Sciarrino – è intervenuta con suoni e atmosfere metalliche sulla “marmellata” di disegni, collage e appunti che Maloberti pubblica sul suo blog dall’omonimo titolo. La Cattivelli ha composto una playlist che ha arricchito di sonorità sintetiche e spaziali i disegni che l’artista compone come un diario visivo, un collage che nasce da suggestioni provenienti dal proprio vissuto.
Marmellate (marcellomaloberti.tumblr.com) è un archivio di aneddoti fulminei, parole onomatopeiche, vertigini e desideri. L’artista interviene su immagini prelevate da fonti iconografiche eterogenee – la statuaria egiziana, fotografie di guerra e reportage giornalistici, siti archeologici di civiltà scomparse – modificandole con un tratto primitivo e irriverente. Accostamenti incongrui che seguono la pratica combinatoria del disordine percettivo e dell’automatismo psichico. La bellezza e la similitudine formale delle immagini vengono però messe in discussione dal paradosso linguistico che, come un Raptus, irrompe sulla scena spostando tutto nel regno dell’imprevedibile. Una sorta di Circus (per citare il titolo di una delle sue opere più celebrate) in cui ironia e malinconia si contaminano tra realtà e finzione, gioco e enigma.

– Lorenza Pignatti

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2 COMMENTS

  1. BMOA (Bring My Own Art) – Thanks to Marcello Maloberti: dopo aver visto il video della performance “Metal Panic” ho fatto volontariamente cadere una pentola di metallo nella mia cucina. Mia moglie si é spaventata. E anche le mie figlie e il cane. Molto più degli spettatori della performance filmati nel video (almeno così mi e sembrato), forse perché non se l’aspettavano. Ho chiesto a loro di fare lo stesso a me senza avvertirmi. Con quel botto in testa mi sono concentrato su quello che stavo vedendo al momento del botto: il paesaggio fuori dalla finestra, cioé un parco e qualche casa; sembrava che fosse successo qualcosa in quegli edifici senza sapere cosa. Panico iniziale ma, mi dissi, non é quello che succede in ogni momento?

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