Si chiude oggi a New York la retrospettiva di Vito Acconci (New York, 1940) organizzata dal MoMA PS1. La mostra, intitolata Where We Are Now (Who Are We Anyway), 1976 in omaggio a una delle sue opere più importanti, fa parte di un ciclo di eventi che celebrano i quarant’anni del museo, ed è concepita come una raccolta dei primi lavori di Acconci, quelli ormai definitivamente entrati nella storia dell’arte. L’artista americano, che da anni ormai ha volutamente “abbandonato” l’attività artistica propriamente detta per dedicarsi a progetti di design e architettura, è protagonista di una retrospettiva su suolo statunitense per la prima volta in trent’anni. Nonostante la sua ricerca abbia avuto una vastissima influenza sulle generazioni successive di artisti, e abbia prefigurato tante pratiche dell’arte contemporanea più recente, la sua figura sfuggente e la sua ostinata volontà di non cristallizzarsi, di restare inafferrabile, l’hanno spesso tenuto ai margini. Più figura mitica che artista reale.
In questo video, pubblicato nei giorni scorsi dal MoMA, vediamo Vito Acconci e sua moglie Maria lavorare fianco a fianco con il direttore del museo Klaus Biesenbach e il suo staff per la realizzazione della mostra. Un processo lungo e tormentato, durante il quale vediamo l’artista confrontarsi con un passato che in qualche modo non sente più suo. “Non mi sono mai piaciuti i musei”, ha dichiarato al New York Times, “mi sono sempre sembrati artificialmente lontani dalla vita reale. Ma in qualche modo bisogna essere pur visti, e io non ho mai dato troppa importanza a questa cosa. Forse avrei dovuto.”

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.