IN CERCA DI REDENZIONE
Marina Abramović osserva una caverna di rocce meteoritiche. Lo scenario è mozzafiato. Si apre così il documentario The Space in Between. Marina Abramović and Brazil di Marco Del Fiol, girato in Brasile. L’artista intraprende il viaggio per alleviare le sue sofferenze, per dimenticare il suo secondo amore, i cui ricordi continuano a tormentarla nella notte. E forse per un bisogno di redenzione per l’overdose di popolarità mediatica e ostentazione del potere che l’hanno circondata negli ultimi anni, in cui è passata da regina insuperabile della performance mondiale a vittima di critiche feroci. Racconta quest’esperienza toccando le corde dell’anima, tornando a essere la Marina Abramović che, con le sue performance, ci ha mostrato il buio della sofferenza, ci ha insegnato a guardarci dentro, a superare i nostri limiti, fisici e psichici. Sincera, non nasconde la sua età – mortificata da continui primi piani del suo volto – mostra i segni del tempo, anche nella sua nudità.

UNA CHIRURGIA DELL’ANIMA
Un documentario senza filtri, che diventa a tratti duro, quando un guaritore interviene chirurgicamente su alcuni malati senza anestesia. Più che una chirurgia del corpo, una chirurgia dell’anima. I rituali accompagnano tutto il film. Rituali che l’artista segue con la voglia di scoperta, fino a provare l’ayahuasca, una droga sciamanica che la porta a non controllare più il suo corpo e la sua mente. La cura avviene anche con le piante perché, ci racconta un altro guaritore, “nel regno vegetale ogni specie ha la sua anima e uno scopo”. L’uomo, afferma l’artista, “non ha bisogno di arte perché la natura lo è già: sono gli uomini che vivono in città ad aver bisogno di opere perché non hanno tempo”.
L’artista aveva conosciuto il Brasile alla fine degli anni Ottanta quando era alla ricerca del potenziale curativo dei minerali, strumenti che l’hanno accompagnata nel suo percorso e che sono diventati parte fondante del suo “metodo”. Da questo viaggio ha imparato ad amarsi, a voler continuare a insegnare agli esseri umani a trascendere il dolore, arrivando a dire che “il pubblico è l’opera” perché ogni artista “vive nello spazio di mezzo”.

UNA NOMADE MODERNA
Abramović non ama le religioni perché le ricordano le istituzioni: è la fede a guidarci. Il corpo accumula i traumi infantili e adolescenziali di cui dobbiamo liberarci. Ci racconta quando da piccola la madre, ossessionata dalla pulizia, costringeva i suoi amici a indossare una maschera per entrare nella sua stanza, evitando così qualsiasi contagio di (immaginari) virus. La maniacalità della madre l’ha spinta a creare un suo mondo parallelo, a giocare con le ombre. Il film si chiude con l’immagine iniziale in cui l’artista si addentra nella caverna in cerca di una nuova vita, dopo la guarigione. Il viaggio non termina qui perché “non ti senti mai a casa in nessun luogo”, e la non appartenenza diventa un modus vivendi che la porta a definirsi una “nomade moderna”. Chissà se applicherà quei rituali nel suo Marina Abramović Institute per aiutare tante anime malate e in pena a vivere una vita migliore? Speriamo che non “svenda” la ricchezza di quegli insegnamenti preziosi, appresi durante il faticoso viaggio in un caro e modaiolo percorso SPA per ricche e annoiate signore newyorchesi.

 

– Daniele Perra

 

THE SPACE IN BETWEEN. MARINA ABRAMOVIĆ AND BRAZIL
regia di Marco Del Fiol
nelle sale italiane il 3, 4 e 5 ottobre
distribuito da Nexo Digital e I Wonder Pictures
in collaborazione con Unipol Biografilm Collection
elenco delle sale su www.nexodigital.it

 


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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.

1 COMMENT

  1. Un film meraviglioso; un esperienza straordinaria che svela di questa artista un lato umano fin’ora nascosto. Davvero imperdibile. L’inizio, con le sequenze girate presso il grande guaritore Joao de Deus, di grande valore e rarità.

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