Con Ink Ribbon Fingerprints Pavel Braila, artista moldavo nato a Chisinau nel 1971, si è aggiudicato la vittoria del Celeste Prize, curato quest’anno da Ami Barak, per la categoria Video & Animation. Un’opera video, dunque, che nasce come documentazione di una performance. Pensata come progetto live per il Museo della Tecnica di Vienna, l’opera è un tributo in forma di azione corale alla macchina da scrivere. Oggetto iconico, che i quarantenni di oggi riescono a ancora ricordare, simbolo per eccellenza della scrittura nell’epoca della modernità, un secolo prima della rivoluzione informatica. Un pezzo di storia del Novecento, tra progresso tecnologico, industria dell’informazione e cultura letteraria; un feticcio su cui giornalisti, scrittori, artisti, professionisti, lavoratori, dattilografi, archivisti, segretari, hanno trascorso il loro tempo prezioso.
Per ricordare tutto questo, inscenandone la memoria affettiva e omaggiandone la storia con un rituale di gruppo, Braila ha invitato 26 dattilografi esperti – come le 26 lettere dell’alfabeto inglese – a scrivere contemporaneamente una pagina, raccontando il loro rapporto antico con la macchina da scrivere: quando la usavano, dove, perché, tra sensazioni da sviscerare e ricordi da portare a galla.

La performance, nel rigore composto del piccolo esercito di cronisti-narratori, assomiglia ad un anomalo concerto, in cui la partitura è quella dell’improvvisazione scrittoria, mentre l’unica musica possibile è il ticchettio dei tasti, veloce, ritmico, persistente. A dirigere, dando il là all’esecuzione, è l’artista, di fronte alla sua orchestra.
Ed è proprio Braila, parlando di questo oggetto delle meraviglie, coperto di polvere e di nostalgia, a definirlo figlio di un tempo dalle mille contraddizioni, in cui si intrecciavano “guerra e pace, industria delle munizioni e poesia, impianti metallurgici e aspirazioni pacifiste”. Un tempo che, a un certo punto,  partorì un incredibile dispositivo per mettere nero su bianco milioni di parole: la macchina da scrivere – prodotta per uso commerciale nel 1878 da Christofer Lathan Soles, negli stabilimenti Remington – fu “inventata dall’uomo, ma divenne presto un’arma per l’emancipazione delle donne“. Strumento di libertà e di comunicazione, antenata delle mille diavolerie hi-tech del presente. Bellissimo corpo meccanico, icona indimenticabile e romantica.

Iscriviti a Incanti. Il settimanale di Artribune sul mercato dell'arte

 
 

Helga Marsala

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critica d’arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo, fino al 2010, come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la testata culturale Artribune, dove ancora oggi lavora come editorialista, collaborando col team di direzione e operando come curatrice e project manager nel nuovo comparto aziendale Artribune Produzioni. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica, politica, costume, comunicazione, attualità e linguaggi creativi contemporanei. Presso Riso Museo d’Arte contemporanea della Sicilia è stata curatrice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti, prevalentemente presso spazi pubblici italiani, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. È stata membro di commissioni e giurie per premi/residenze d’ambito nazionale, riservati ad artisti. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.