Musei del futuro: un report racconta cosa non deve mai mancare. Se ne è parlato al Maxxi

Si è tenuta al Maxxi una tavola rotonda per fare il punto sui risultati emersi dall’indagine di Mu.SA – Museum Sector Alliance, progetto co-finanziato dal Programma Erasmus +, Fondazione Symbola e Melting Pro, con l’obiettivo di mappare i bisogni dei professionisti museali in Italia in relazione alle tematiche digitali.

È stato presentato, presso la Sala Carlo Scarpa del Museo MAXXI di Roma, il report completo realizzato da Fondazione Symbola e Melting Pro per il progetto Mu.SA – Museum Sector Alliance, co-finanziato dal Programma Erasmus +, con l’obiettivo di mappare i bisogni formativi dei professionisti museali in Italia in relazione alle tematiche digitali. Progetto europeo che vede la partecipazione di 4 partner italiani: oltre la Fondazione Symbola e Melting Pro, anche Link Campus University e l’Istituto per i Beni Artistici, Naturali e Culturali della Regione Emilia-Romagna. Hanno partecipato al dibattito Domenico Sturabotti, direttore Fondazione Symbola, Giuseppe Ariano, direttore marketing e comunicazione SCABEC spa – Museo Madre, Carlotta Margarone, responsabile della Comunicazione e Marketing della Fondazione Torino Musei, Maria Elena Colombo, Digital Media Curator, freelance e Francesco Antinucci, direttore di ricerca all’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR. Moderatore dell’incontro è stata Prisca Cupellini, Responsabile Comunicazione e Digital del MAXXI.

Valentina Poli

1. CONTESTO E CONSIDERAZIONI DI PARTENZA

Zaha Hadid, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma 2009 Foto Francesco Radino, courtesy Fondazione MAXXI

Oggi il museo non è più un contesto chiuso come poteva essere definito nel ventesimo secolo ma è il frutto di relazioni scientifiche, culturali e territoriali. Dovrà quindi, spiegano gli intervenuti, essere sviluppato e co-creato assieme alla comunità un programma condiviso facendo attenzione alle esigenze delle persone. Partendo da queste considerazioni si è riscontrata una situazione simile a contesti europei quali Portogallo e Grecia. L’organizzazione è ricorrente: gli spazi museali sono per la maggior parte gestiti dallo Stato o dalle autorità nazionali, regionali e locali e la presenza di privati è la minoranza. Questo ha comportato una scarsa digitalizzazione causata dalla governance, dalle competenze e dalle irrisorie risorse investite.

2. LE INTERVISTE E I RISULTATI

MAAT, Lisbona. Photo © Hufton+Crow. Courtesy AL_A

Il report presentato al MAXXI è il prodotto di una ricerca iniziata nel 2016 che si impegna ad individuare delle figure professionali capaci di traghettare il museo verso una sempre maggiore digitalizzazione, ma anche di affrontare le numerose problematicità che comporta. 
Lo studio è partito da alcune interviste fatte a professionisti del settore tra cui esperti italiani quali direttori di musei, di parchi archeologici, docenti universitari e esponenti delle istituzioni. Ma anche ai rappresentanti dei maggiori musei internazionali come l’Hermitage a San Pietroburgo, Kiasma Museum of Contemporary Art a Helsinki, MAAT a Lisbona, MUSE a Trento, Musée du Louvre a Parigi, National Museum of Wales, Museo Nacional de Prado a Madrid, POLIN Museum of the History of Polish Jews a Varsavia, Rijksmuseum ad Amsterdam, Victoria and Albert Museum a Londra. Elaborati i dati, sono emersi quattro ambiti tematici ricorrenti: cultura digitale diffusa, community, competenze digitali e accessibilità.

3. RACCOLTA DEI RISULTATI

Il Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo

Elaborati i risultati, è emerso come in primis si debba favorire la formazione di professionisti museali con competenze specifiche nell’ambito del digitale. Inoltre fondamentali sono i legami che si instaurano tra la struttura culturale e la comunità che deve essere coinvolta tramite un’offerta basata anche sulle loro necessità. Per creare questa sinergia, in Italia, è necessario investire nella figura dell’Online Cultural Community Manager (OCCM) che si occupa di curare la gestione della comunicazione, dei profili social e delle relazioni con il pubblico online. A questo, secondo gli esperti, dovrà essere affiancata la figura del Digital Strategy Manager (DSM). É definito come un mediatore “capace di costruire un dialogo proficuo tra le realtà museali e il mondo tecnologico; si tratta di una figura che conosce molto bene entrambi i mondi, in grado di promuovere l’innovazione tecnologica per traghettare i musei verso una nuova era.”
In conclusione è emersa la necessità di riuscire a trovare un equilibrio tra la possibilità di rendere il più fruibile possibile la collezione e preservare la sua conservazione nel tempo. Le nuove tecnologie sono quindi un alleato fondamentale per riuscire a realizzare questo intento.

  Valentina Poli

http://www.symbola.net/assets/files/Musei%20del%20futuro_Mu.SA_1519980182.pdf

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.