Storia, visioni e conflitti. Wael Shawky a Torino

Fondazione Merz, Torino // Castello di Rivoli – fino al 5 febbraio 2017. L’artista egiziano costruisce un itinerario di visioni e analisi, sulla Storia e la vita, le mitologie e la tradizione orale della sua terra e dell’Oriente. Le due mostre entrano nel vivo dell’indagine, con opere scelte in cui si intrecciano letteratura e cinema, frammenti e spazi totali che propongono un viaggio ininterrotto.

Wael Shawky – Al Araba al Madfuna – exhibition view at Fondazione Merz, Torino 2016 – photo Andrea Guermani
Wael Shawky – Al Araba al Madfuna – exhibition view at Fondazione Merz, Torino 2016 – photo Andrea Guermani

FRA TORINO E RIVOLI
Tra la Fondazione Merz e il Castello di Rivoli si dispiega l’immaginario sfaccettato e intenso dell’artista egiziano Wael Shawky (Alessandria d’Egitto, 1971): un mix di paesaggi artificiali, grandi schermi, sculture e architetture, richiami alla tradizione artigianale e tecnologie sofisticate.
Con Al Araba Al Madfuna – la mostra allestita sui due piani della Fondazione Merz –, nata proprio in seguito alla vittoria della prima edizione del Mario Merz Prize (conferita da una giuria composta da Manuel Borja-Villel, Massimiliano Gioni, Beatrice Merz, Lawrence Weiner, oltre al voto del pubblico), i visitatori sono invitati a calpestare un pavimento denso di sabbia, all’insegna di una sinestetica volontà di immersione nel paesaggio filtrato dalla trilogia omonima di film, presentata qui per la prima volta nella sua totalità.

Wael Shawky – Al Araba al Madfuna – exhibition view at Fondazione Merz, Torino 2016 – photo Andrea Guermani
Wael Shawky – Al Araba al Madfuna – exhibition view at Fondazione Merz, Torino 2016 – photo Andrea Guermani

IMMERSIONI NELLA STORIA ALLA FONDAZIONE MERZ
La mostra, curata da Abdellah Karroum, infatti, vuole sviscerare le sollecitazioni cinematografiche, storiche e letterarie con cui Wael Shawky ha concepito le sue narrazioni, che intrecciano tradizione e dialogo, interpretazioni di natura sociologica e mitologia costante di un passato che persiste nel presente. Recupera storie che appartengono indissolubilmente alla sua cultura, Shawky, e difatti i film del ciclo sono stati tutti girati nell’omonimo villaggio, non lontano dagli scavi di Osirion nel Tempio di Seti I. Naturalmente l’oralità e quindi le leggende diventano parte integrante di un rituale collettivo, che però qui vengono interpretate da bambini vestiti da adulti, con gli abiti tradizionali della Storia. Questa messa in scena avanza prospettive ulteriori, legate al cambiamento in atto nel cuore di intere comunità, raccontando però parabole e racconti degli antenati, in una soglia che si muove sempre tra realtà e visione, metafisica e quotidianità. La Fondazione conferma pertanto l’appeal internazionale e la predilezione per sofisticate ricerche che raccontano i conflitti del presente.

Wael Shawky, Cabaret Crusades. The Path to Cairo, 2012 - still da film
Wael Shawky, Cabaret Crusades. The Path to Cairo, 2012 – still da film

STRANIAMENTI AL CASTELLO DI RIVOLI
“Nelle opere di Shawky, l’efficace senso di straniamento e la distanza dal trauma sono determinati dalla natura artificiale e meccanica delle marionette: i personaggi sono oggetti, non persone in carne e ossa”, suggerisce Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli e curatrice, con Marcella Beccaria, della retrospettiva di Shawky allestita nella Manica lunga del museo. L’installazione video dedicata alle prime crociate, pur rivelando una riflessione sul confronto-scontro tra civiltà occidentali e orientali, ambisce a proporre una linea che continua a essere poetica e immersiva, grazie all’ausilio di manichini che personificano storie, ambizioni e tragedie umane. Il risultato è un mescolamento costante di narrazione e poeticità, in cui la Storia è un flusso di mille altre storie che si intrecciano, tra scontri e dialoghi paradossali, civiltà antiche, prospettive e violenze. La Manica lunga diviene così il contenitore di una nuova trilogia, anticipata dall’esposizione di pannelli lignei intagliati da artigiani veneti, in cui le crociate sono analizzate dal punto di vista degli arabi e non degli europei, a conferma che la Storia va letta da differenti punti di vista.

Lorenzo Madaro

Torino // fino al 5 febbraio 2017
Wael Shawky – Al Araba Al Madfuna
a cura di Abdellah Karroum
FONDAZIONE MERZ
Via Limone 24
011 19719437
[email protected]
www.fondazionemerz.org
www.mariomerzprize.org

Rivoli // fino al 5 febbraio 2017
Wael Shawky
a cura di Marcella Beccaria e Carolyn Christov-Bakargiev
CASTELLO DI RIVOLI
Piazza Mafalda di Savoia
011 9565222
[email protected]
www.castellodirivoli.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56926/wael-shawky/
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/55670/wael-shawky-al-araba-al-madfuna/

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.