Non solo genio e follia. Antonio Ligabue a Roma

Complesso del Vittoriano, Roma – fino all’8 gennaio 2017. Più di cento opere provenienti soprattutto da collezioni private. Dipinti, ma anche grafica e sculture, ripercorrono la storia di Antonio Ligabue, un artista lontano dalle definizioni.

Antonio Ligabue, Autoritratto con spaventapasseri, s.d. (1955-56) – Collezione privata
Antonio Ligabue, Autoritratto con spaventapasseri, s.d. (1955-56) – Collezione privata

Antonio Ligabue (Zurigo, 1899 – Gualtieri, 1965) è un pittore che molti, pur apprezzandolo, hanno spesso considerato più per il personaggio, cioè per la sua particolare condizione psichica, che per i suoi dipinti, restando principalmente affascinati dal mito che ne venne fuori dopo la prima importante mostra a lui dedicata nella Roma del 1961.
C’è voluto del tempo prima che la critica si accorgesse che la sua non era la semplice espressione primitivistica di un disadattato con i pennelli, di un folle, di uno spirito bizzarro, bensì una pittura con delle basi estetiche proprie e riconoscibilissime.

UNA VITA COMPLESSA
Nato nella Svizzera tedesca da madre friulana, dopo un’infanzia difficile che lo vide presto orfano e affidato al patrigno (oltre che a una famiglia tedesca a San Gallo), Ligabue si trasferì a Gualtieri, nella bassa reggiana, intorno al 1919. Qui cominciò a vivere sulle rive del Po, arrangiandosi alla meno peggio, fino a quando fu notato dal pittore Renato Marino Mazzacurati della Scuola Romana. Grazie al suo aiuto, Ligabue cominciò a guadagnare e a vivere barattando qualche quadro per un alloggio o qualcosa da mangiare. Negli anni fu più volte ospitato nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia e nel Ricovero di mendicità “Carri” di Gualtieri, dove morì nel 1965.

Antonio Ligabue, Testa di tigre, s.d. (1955-56) – Collezione privata
Antonio Ligabue, Testa di tigre, s.d. (1955-56) – Collezione privata

NATURA, ANIMALI ED EQUILIBRI
La sua pittura, da molti ricondotta all’Espressionismo come a un post-impressionismo alla van Gogh, aveva inizialmente una forte componente naïf e presentava già uno dei temi più dipinti da Ligabue: la natura e gli animali che la abitano, in particolare i conflitti tra animali, coi quali si identificava. Pittore solitario, aggressivo, malato, secondo una lettura (forse troppo psicoanalitica) dei suoi dipinti esorcizzava la paura della vita tramite la rappresentazione della forza, proprio come testimoniato da alcuni esempi di lotte in mostra.
Dopo l’osservazione diretta della natura, a Ligabue bastò qualche rudimento accademico per rendere il suo fare pittorico più colto. Le composizioni degli Anni Quaranta sono infatti più equilibrate, oltre che segnate da una consapevole e concitata esplosione di colori. Sarà a partire dagli Anni Cinquanta, soprattutto quando si insinuerà una vera ossessione per l’autoritratto, che la sua opera troverà un equilibrio stilistico finalmente riconosciuto dalla critica. Osservando da vicino l’Autoritratto con pianoforte e torre (1950 circa) si nota un’intensità materica di colore in movimento rinchiusa nella rigida e ieratica figura di Ligabue, impegnato in un estenuante e convulso tentativo di affermazione di sé.

Calogero Pirrera

Roma // fino all’8 gennaio 2017
Antonio Ligabue
a cura di Sandro Parmiggiani e Sergio Negri
Catalogo Skira
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Via di San Pietro in Carcere
06 8715111
www.ilvittoriano.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55784/antonio-ligabue/

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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.