Luce e colore secondo Paul Signac. A Lugano

MASI, Lugano – fino all’8 gennaio 2017. Il percorso del “San Paolo del Neoimpressionismo” visto attraverso 150 opere, tutte tratte da un’unica collezione privata. Dalle opere giovanili al puntinismo, fino al progetto totalizzante di raffigurare tutti i porti di Francia.

Paul Signac, Saint-Tropez. Fontaine des Lices, 1895 - Collezione privata - photo Maurice Aeschimann
Paul Signac, Saint-Tropez. Fontaine des Lices, 1895 - Collezione privata - photo Maurice Aeschimann

ANTOLOGICA SUI GENERIS
Pur non essendo un’antologica in senso classico, la monografica che il LAC di Lugano dedica a Paul Signac (Parigi, 1863-1935) riesce a essere rappresentativa del suo percorso: dalle opere giovanili si passa attraverso l’invenzione dello stile e della filosofia neoimpressionista e le successive modifiche, fino a giungere alle opere tarde. Tutti i lavori in mostra – centoquaranta tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni – provengono da un’unica collezione privata, una raccolta rara per la costanza con cui si concentra su un singolo autore.

JOIE DE VIVRE
La prima sezione, che alle opere affianca libri, documenti e oggetti, testimonia dell’origine “scientifica” del Neoimpressionismo: la tecnica puntinista di Signac e del suo amico-maestro Seurat deriva, tra l’altro, dalle ricerche sulla mescolanza ottica di Chevreul. Un dipinto come Saint-briac. Les balises del 1890 propone una prima versione austera e asciutta, per quanto straordinariamente suggestiva, del Neoimpressionismo. Per giungere all’esplosione del colore e della joie de vivre – reazione paradossale al turbamento per la morte di Seurat – si deve passare alla sezione sui soggiorni di Signac a Saint-Tropez. Un dipinto come Saint-Tropez. Fontaine des lices del 1895, ad esempio, è una festa per gli occhi, un quadro che avvolge lo sguardo con morbidezza e voluttà, ma senza alcuna concessione all’effetto; la testimonianza di come l’origine “scientifica” dello stile di Signac non tolga niente all’espressività, e non esaurisca la complessità della sua opera appiattendola su questioni di verosimiglianza.

Paul Signac, Saint-Tropez. Fontaine des Lices, 1895 - Collezione privata - photo Maurice Aeschimann
Paul Signac, Saint-Tropez. Fontaine des Lices, 1895 – Collezione privata – photo Maurice Aeschimann

OPERE DI VIAGGIO
Le opere successive sono più rarefatte e colgono l’anima dei luoghi rappresentati, pur tendendo all’astrazione rispetto al dato concreto (si vedano le vedute di Mont Saint-Michel e Antibes). Una buona metà della mostra, poi, fino alla conclusione, è dedicata alle “opere di viaggio” di Signac, in maggioranza acquerelli in cui il segno si fa arioso, atmosferico. Una pratica che assume man mano caratteristiche di completezza quasi ossessiva, soprattutto nel progetto di raffigurare tutti i porti di Francia, che impegna l’artista negli ultimi anni. Il tratto e lo stile diventano in un certo senso più classici ma sempre autoconsapevoli, mai da cartolina.
La profusione di luce delle opere di Signac si collega idealmente all’altra mostra in corso al LAC, su un altro pittore della luce, seppur utilizzata in modo diverso e con scopi differenti: Antonio Calderara, protagonista di un’antologica completa, da non perdere.

Stefano Castelli

Lugano// fino all’8 gennaio 2017
Paul Signac – Riflessi sull’acqua
a cura di Marina Ferretti Bocquillon
Catalogo Skira
MASI
Piazza Bernardino Luini 6
+41 (0)58 8664200
[email protected]

www.masilugano.ch

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55106/paul-signac-riflessi-sullacqua/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).